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I manifestanti che da quasi una settimana protestano in Marocco hanno chiesto le dimissioni del primo ministro, Aziz Akhannouch, e si sono rivolti direttamente al re Mohammed VI domandandogli di usare i suoi poteri per sciogliere il governo. È notevole che finora il re non venga contestato, vista l’influenza che ha, o che potrebbe avere, sulla politica nazionale.
Il gruppo che organizza le proteste ha espresso pubblicamente la sua vicinanza alla monarchia, nonostante l’immobilismo che ha caratterizzato Mohammed VI negli ultimi anni. È un re sempre più distaccato dagli affari interni, lontano in senso letterale perché passa molto tempo all’estero. Anche se queste proteste gli stanno dando l’occasione di riacquisire un ruolo rilevante, per ora non sta succedendo.
Una manifestazione a Casablanca, il 2 ottobre (AP Photo)
Il movimento si chiama “GENZ 212”: è una crasi tra il prefisso internazionale del Marocco e la generazione Z, dei nati fra il 1997 e il 2012, che sta animando le proteste in cui la polizia ha ucciso almeno tre persone e ne ha arrestate più di mille. I manifestanti contestano i mastodontici investimenti del governo per i prossimi Mondiali di calcio del 2030, e ne chiedono invece di maggiori per scuole e ospedali.














