Dal nostro corrispondente
NEW DELHI - Con una mossa mirata a ricucire i legami con la propria base elettorale, anche a rischio di raffreddare i rapporti con Cina e Corea e generare tensioni tra gli investitori, il principale partito politico giapponese ha scelto ieri come leader la 64enne Sanae Takaichi, creando le condizioni perché, tra una decina di giorni, il Parlamento di Tokyo elegga per la prima volta una donna alla guida del Paese. Dopo un primo voto in cui nessuno dei cinque candidati ha raggiunto il quorum, al ballottaggio la Takaichi ha prevalso per 185 voti a 156 sul 44enne Shinjiro Koizumi e ha preso le redini del Liberal Democratic Party (Ldp), il partito conservatore che ha dominato quasi per intero la vita politica del Giappone post-bellico.
La scelta dei parlamentari dell’Ldp segna una discontinuità sotto diversi punti di vista. Non solo perché non era mai successo che la balena bianca della politica giapponese si affidasse a una donna, ma anche perché, dopo due premier più liberal rispetto al baricentro del partito, la nuova leader segna un brusco spostamento verso posizioni conservatrici e nazionaliste.
Di norma conquistare la leadership dell’Ldp si traduce automaticamente nella premiership. Questa volta c’è un margine di incertezza perché nel corso delle ultime due elezioni l’Ldp ha perso la maggioranza in entrambi i rami del Parlamento. Per avere i voti per governare, la Takaichi dovrà mantenere i rapporti con gli attuali alleati di Komeito, un partito buddhista attestato su posizioni più moderate rispetto a lei, e allargare la maggioranza a un altro schieramento. I candidati più probabili sembrano i conservatori del Democratic Party for the People, un partito noto per le sue posizioni fiscalmente espansive. Un patto con Sanseito, uno schieramento populista di destra con venature xenofobe salito alla ribalta nel voto dello scorso luglio, è meno probabile per una questione di numeri alla Camera bassa.













