Roma, 6 ott. (askanews) – L’elezione di una donna, Sanae Takaichi, come probabile futura premier del Giappone è una svolta per la politica nipponica, ma non lo è affatto per le posizioni e per le azioni di governo che probabilmente la nuova leader metterà in campo. Infatti, se la sua elezione sabato a presidente del Partito liberaldemocratico (Jiminto) segna un passaggio epocale in un paese in cui la partecipazione femminile agli affari di governo è da sempre scarsa, nello stesso tempo la sua militanza d’iscrive da sempre all’interno di un solco conservatore e tradizionalista della formazione che detiene il governo quasi ininterrottamente dagli anni ’50 del secolo scorso.

E’ paradossale, ma il Jiminto ha voluto dare nelle sue elezioni interne un segno di forte novità, mantenendo però tutte le politiche di fondo che incentrano la sua azione dell’ultimo decennio. Segno di una doppia necessità: da un lato cogliere l’esigenza di cambiamento che proviene dalla società, dall’altro rispondere alla sfida dei movimenti nazionalisti e populisti di destra che lo sfidano da destra. Un colpo al cerchio e l’altro alla botte.

Sessantaquattrenne, originaria della prefettura di Nara, antica capitale del Giappone, Takaichi è un’eccezione nella politica nipponica: non proviene da una dinastia familiare, come la maggior parte dei politici di vertice. Sua madre era agente di polizia, suo padre lavorava in una casa automobilistica. Dopo gli studi all’università di Kobe, dove suonava la batteria e guidava una moto, trascorse un periodo negli Stati uniti come tirocinante dell’allora deputata democratica Patricia Schroeder del Colorado.