Adesso è ufficiale: Sanae Takaichi è la prima premier donna della storia del Giappone. La votazione alla Camera bassa della Dieta (il parlamento del Paese) è stata più rapida del previsto. Per farcela al primo turno erano necessari 233 voti, tre in più di quelli assicurati dalla nuova coalizione di governo. Ma, dopo poco più di 15 minuti di conteggio delle schede, il portavoce ha annunciato che Takaichi ha conquistato 237 voti. Subito dopo l'annuncio, Takaichi ha tirato un grande sospiro di sollievo. L'accordo per arrivare a questo risultato è infatti arrivato solo in extremis, con un'intesa per una coalizione siglata solo ieri sera tra il suo Partito liberaldemocratico (PLD), che governa il Giappone quasi ininterrottamente da 70 anni, e il più piccolo Nippon Ishin no Kai (Partito dell'Innovazione giapponese), che ha garantito i voti necessari.
Ma, fino a qualche giorno fa, la sua strada sembrava in salita. Takaichi, leader della fazione ultra conservatrice e soprannominata «lady di ferro» per i paragoni con Margareth Thatcher, aveva conquistato a sorpresa la presidenza del Partito liberaldemocratico alle elezioni interne dello scorso 4 ottobre. Subito dopo il Komeito, partito centrista e pacifista, ha rotto la storica alleanza con il PLD, che durava addirittura dal 1999. Alla base della scelta dei moderati, una questione personale contro Takaichi. Per il Komeito, era impossibile governare insieme a causa delle sue posizioni molto aggressive sugli immigrati, la visione revisionista sull'imperialismo giapponese, il suo desiderio di aumentare esponenzialmente le spese militari e (forse soprattutto) per le mancate garanzie sull'operazione di trasparenza sulle nomine dopo il grande scandalo sui finanziamenti politici che nell'estate del 2024 ha causato la caduta del governo di Fumio Kishida.












