Anche se non se ne parla spesso, la tachicardia ventricolare è uno dei disturbi più pericolosi del ritmo cardiaco. Oltre a pesare molto sulla salute di chi ne soffre, nelle forme più serie mette a rischio la vita. Così per controllare un cuore che tende a battere all’impazzata occorre spesso puntare su farmaci ad alte dosi (con conseguenti possibili effetti collaterali), o su defibrillatori impiantabili capaci di erogare uno stimolo elettrico tale da correggere i battiti. Il tutto, con necessità di frequenti ricoveri in ospedale, stress e qualità della vita ridotta.

Per controllare la situazione al meglio, se i farmaci o i primi tentativi di ablazione (in pratica lo “spegnimento” del punto da cui parte l’aritmia) non bastano, occorre comunque rispondere ai bisogni dei pazienti, pur se refrattari alle terapie. In questo senso una radioterapia stereotassica, mirando all’obiettivo da colpire, potrebbe risultare comunque utile e con minor rischio legato all’intervento rispetto ad una nuova ablazione.

A far trapelare questa possibilità sono i risultati di un’analisi presentati al congresso dell'American Society for Radiation Oncology (ASTRO) e pubblicati sull'International Journal of Radiation Oncology, Biology, Physics.