Una relazione tra le mura della Direzione Investigativa Antimafia di Roma tra un superiore e una sottoposta. E finisce in un’aula di piazzale Clodio. Perché, giorno dopo giorno, si trasforma in altro: qualcosa che secondo la procura di Roma ricade sotto il reato di stalking.

Ieri, il tribunale monocratico della Capitale ha condannato Gabriele Fina, capitano della guardia di finanza, 41 anni, a un anno e sei mesi di reclusione per atti persecutori. È caduta, invece, l’aggravante di aver commesso il fatto con l’abuso dei poteri contenuta nel capo d’imputazione.

Secondo l’accusa, rappresentata in aula dal pubblico ministero Francesca Vurchio, il finanziere ha molestato, ingiuriato e minacciato una collega, “maresciallo capo della guardia di finanza in servizio presso la stessa Direzione Investigativa Antimafia”, si legge negli atti. Comportamenti che hanno causato alla donna uno stato di ansia e paura persistente tale da farla temere per la propria incolumità e costringerla a cambiare il proprio stile di vita.

La vicenda comincia alla fine del 2020, quando la donna non avrebbe accettato di intraprendere un rapporto sentimentale stabile con l’ufficiale. A quel punto, da gennaio dell’anno successivo, Fina ha assunto nei suoi confronti un “atteggiamento aggressivo, accusatorio e intimidatorio”, accusandola di “avergli rovinato la vita per il solo fatto di respingere la relazione e di essere una persona indegna di intraprendere una qualunque relazione sentimentale con altre persone” , proseguono le accuse contestate dai magistrati.