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Ultimo aggiornamento: 13:38
Fatti, in breve. Il 1-2 ottobre 2025 la Marina israeliana ha intercettato in alto mare (circa 70 miglia da Gaza) decine di imbarcazioni civili della Global Sumud Flotilla, con centinaia di attivisti e un carico simbolico di aiuti. I passeggeri sono stati trasferiti in Israele per l’espulsione. È l’ennesimo episodio di una prassi ormai consolidata nel Mediterraneo orientale.
Perché l’intercettazione è illegittima
Nel diritto dei conflitti armati in mare, un blocco navale per essere lecito deve essere dichiarato, efficace, non discriminatorio, proporzionato e — punto cruciale — non può privare i civili di beni essenziali, prevedendo canali umanitari sicuri. Questi requisiti sono raccolti nel San Remo Manual e nella prassi IHL. Se il blocco produce effetti eccessivi sui civili, degenera in punizione collettiva (vietata) e le sue interdizioni diventano illegittime. La Flotilla ha natura civile e umanitaria; intercettarla in acque internazionali, senza un rischio militare concreto e nonostante l’obbligo di facilitare aiuti, non supera il test di necessità e proporzionalità. La stessa Onu, nel precedente del 2010 (Mavi Marmara), ha rilevato violazioni gravi nella condotta di intercettazione; il dibattito “Palmer vs. HRC” non toglie che l’uso della forza e l’ostacolo all’accesso umanitario restino i punti deboli dell’argomentazione israeliana. A maggior ragione oggi, con esperti Onu che hanno chiesto protezione per passeggeri e passaggio sicuro, evidenziando i vincoli umanitari che gravano su chi impone il blocco.









