Una società unica delle reti (fisse) e delle frequenze (mobili). Una concessionaria a maggioranza pubblica in cui far convergere gli asset di rete fissa, quelli di Open Fiber e FiberCop, che faccia da “gestore” nazionale dello spettro radio e sia aperta anche ad altri soggetti privati (gli operatori mobili e non solo) in qualità di azionisti. È questo il piano per la banda ultralarga a cui lavora il senatore del Pd Antonio Nicita, le cui prime basi sono state poste in un emendamento al Ddl Concorrenza. “Per come sta evolvendo lo scenario nel nostro Paese aumenta la necessità per le imprese di interfacciarsi con un soggetto unico – spiega a Wired il senatore Nicita –. Sul fronte delle frequenze", in vista delle scadenze delle licenze del 2029, "bisogna prepararsi e soprattutto venire incontro alle esigenze di un mercato che è profondamente mutato. Servono modelli più flessibili, non solo bandi di gara di lungo periodo, ma ad esempio aste veloci o una gestione delle sperimentazioni a livello locale anche attraverso meccanismi di sharing dello spettro da modulare di volta in volta a seconda delle caratteristiche e degli obiettivi dei progetti.E, prosegue Nicita raggiunto da Wired “serve flessibilità anche nella modulazione dei prezzi”. E poi c’è la questione della società delle reti di cui si discute da tempo: "L’idea sarebbe aggregare sotto lo stesso cappello, quello di una concessionaria nazionale, il management dello spettro e delle reti fisse”.L’emendamento al Ddl ConcorrenzaIstituzione Concessionaria per il management dello Spettro nel mercato delle comunicazioni elettroniche, è questo il titolo del corposo e dettagliato emendamento all’articolo 9 del disegno di legge sulla Concorrenza presentato dal senatore Nicita. Alla concessionaria – da istituire in qualità di società a controllo pubblico entro 12 mesi dall’entrata in vigore della legge sulla Concorrenza – devono essere attribuiti “compiti operativi di gestione, allocazione ed amministrazione dello spettro radioelettrico secondo procedure competitive e meccanismi di condivisione dello spettro, nel rispetto del diritto dell'Unione europea, dei principi di concorrenza, neutralità tecnologica, trasparenza, proporzionalità e non discriminazione”.Ammessa la partecipazione di soggetti privati non oltre il 49% del capitale (senza diritti di veto su materie essenziali) e soprattutto, si legge nel testo dell’emendamento “è espressamente ammessa la partecipazione, in misura non di controllo, di società wholesale only che detengono reti di comunicazione elettronica fissa”, ed è in questo passaggio che si materializza la creazione della società unica delle reti e dello spettro. Nell’emendamento si evidenzia anche la necessità di una “chiara separazione delle competenze tra Concessionaria, Ministero competente e Autorità di regolazione”, attraverso la “definizione di strumenti di indirizzo e vigilanza governativa e di coordinamento con l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e con gli ispettorati territoriali”.Sulla questione delle frequenze, scatta il countdown“Chiediamo sin da subito una revisione dell’allocazione delle frequenze, in un’ottica non onerosa, in linea con la reale redditività dei servizi così come fatto negli ultimi mesi già da altri paesi europei”, è l’appello lanciato dall’Asstel e messo nero su bianco nel manifesto per la Crescita digitale dell’Italia. I diritti d’uso scadono il 31 dicembre 2029 e i tempi si fanno stretti: in ballo c’è circa il 73% dello spettro radio per le frequenze 4G e 3G, in dettaglio 180 MHz in capo a Tim, 200 MHz a Fastweb-Vodafone, 250 a WindTre e 70 a Iliad 70. Frequenze determinanti anche per il 5G via via che i Mhz in questione vanno a saturazione (per quel che riguarda specificamente le frequenze 5G assegnate nel 2018 la scadenza è il 2037).L’eventuale proroga delle frequenze deve però essere normata in legge di bilancio: difficile che si arrivi a una quadra con quella 2026, più probabile che tutto slitti al 2027. Due anni di incertezza che possono minare la roadmap degli investimenti nelle nuove reti, in primis proprio quelli per il 5G, da parte delle telco.L’Agcom, l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, ha avviato una nuova consultazione pubblica sulle possibili misure regolamentari relative all’assegnazione delle frequenze radio anche e soprattutto “per rispondere all’esigenza manifestata dal mercato di trattare con congruo anticipo la tematica in modo da continuare ad assicurare un quadro regolamentare certo e di lungo termine in merito all’impiego delle frequenze per le comunicazioni elettroniche, favorendo gli investimenti, promuovendo lo sviluppo e la concorrenza, e ponendosi quindi in linea con le policy nazionali e dell’Unione europea”, si legge nel documento dell’Autorità.Tlc, no a nuovi esborsiGli operatori di telecomunicazioni (Tlc) non ne vogliono sapere di nuovi esborsi: la redditività è già ai minimi storici e ulteriori costi minerebbero la sostenibilità delle aziende e soprattutto impatterebbero sugli investimenti nelle reti di nuova generazione. E avrebbero suggerito di eliminare o ridurre i contributi economici di proroga/rinnovo a fronte di specifici impegni di investimento per migliorare la copertura e la qualità dei servizi analogamente a quanto avvenuto in altri Paesi. I partecipanti alla prima consultazione hanno indicato il 31 dicembre 2037 quale nuova scadenza dei diritti d’uso “perché ritenuta congrua a garantire il ritorno degli investimenti già effettuati e la sostenibilità di quelli necessari per l’ulteriore sviluppo delle reti 5G, nonché idonea al fine di ottenere l’allineamento con il termine dei diritti d’uso delle frequenze 5G assegnate con l’asta del 2018”, si legge sempre nel documento Agcom.L’Autorità ha previsto due ipotesi di lavoro: opzione mista (proroga, rinnovo e gara) sulla base delle singole frequenze interessate ossia con applicazione differenziata tenendo conto delle specifiche situazioni delle bande coinvolte (la proroga sarebbe di 8 anni, ossia fino al 31 dicembre 2037) e opzione rinnovo, che consiste invece nel rinnovo generalizzato di tutti i diritti d’uso delle frequenze interessate fino al 31 dicembre 2037. Capitolo a parte per la banda a 28 GHz: Agcom ha chiesto ai partecipanti di esprimere osservazioni in merito alla proposta di proroga fino al 31 dicembre 2037 di tutti i diritti d’uso relativi alla banda in scadenza al 31 dicembre 2029, senza modificarne le condizioni tecniche di impiego. Ma al netto delle opzioni senza un intervento legislativo non si para da nessuna parte.La rete unica Open Fiber-FiberCopResta al palo il dossier rete unica ossia il progetto di integrazione degli asset di Open Fiber e FiberCop. Il dipartimento per la Trasformazione digitale è in questo momento alle prese con la revisione del Piano Italia a 1 Giga visti i ritardi dei cantieri: 700mila i civici in ballo che saranno decurtati della Strategia nazionale sulla banda ultralarga. E dal governo niente si è più saputo sul progetto di fusione delle due società. Risale a inizio settembre, in occasione del Forum di Cernobbio, una dichiarazione di Dario Scannapieco, amministratore delegato di Cassa depositi e prestiti, azionista di maggioranza di Open Fiber: “Riteniamo che l'attuale struttura non sia quella ottimale, quindi continuiamo a lavorare affinché si raggiunga una struttura industriale della rete che sia migliore e più efficiente per tutti”, si è limitato a ribadire Scannapieco senza aggiungere di fatto carne al fuoco.
C'è un piano B per la banda ultralarga: concessionaria unica per reti e frequenze
Istituire una società a maggioranza pubblica in cui far convergere gli asset di Open Fiber e FiberCop e la gestione dello spettro radio anche in vista della scadenza delle licenze. La proposta del senatore del Pd Antonio Nicita in un emendamento al Ddl Concorrenza







