Gigabit society? Banda ultralarga? Per alcuni è già realtà, ma per molti è ancora una chimera. E non è bastato il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), ormai alle battute finali, a consentire di sanare i divari e le differenze di accesso alla rete che esistono sul nostro territorio. Ci sono infatti territorio di “serie A” che possono già contare sui benefici di una rete in fibra; territori di “serie B” dove tecnologie alternative alla fibra – come quelle misto wireless permettono di navigare comunque ad alta velocità – e, purtroppo, territori di “serie C” perché periferici e ancora lontani da un accesso alla rete adeguato. Sono territori dove gli operatori di telecomunicazioni non hanno investito e non intendono farlo, tanto da lasciare spazio a concorrenti che hanno saputo approfittare del vuoto facendosi spazio (qui il riferimento è a Elon Musk).Cosa prevede il nuovo Fondo nazionale per la connettivitàAnche se il capitolo Pnrr, dicevamo, è ormai quasi chiuso, la macchina della banda ultralarga è ancora lontana dal traguardo verso la Gigabit Society, cioè verso l'obiettivo europeo volto a garantire a cittadini e imprese connessioni internet a banda ultralarga di almeno 1 Gigabit al secondo (Gbit/s).Qualcosa si muove ma le distanze aumentano, anche tenendo conto degli sviluppi dell'intelligenza artificiale. Il nuovo Fondo nazionale per la connettività – la cui gestione è in capo a Invitalia – è stato tenuto a battesimo a fine novembre dal Consiglio Ecofin, una delle formazioni in cui si riunisce il Consiglio dell'Unione europea, e poi formalmente avviato a seguito dell'accordo siglato a febbraio con il dipartimento per la Trasformazione digitale.Il fondo rappresenta di fatto il “veicolo” attraverso cui mettere in campo nuovi interventi in infrastrutture a banda ultralarga di qui al 2029. Il tutto tenendo conto dell’approvazione dell’ultima revisione del Pnrr che ha decurtato dal Piano Italia a 1 Giga 707.092 civici da cablare, tutti in capo a Open Fiber, per evitare la bocciatura da parte di Bruxelles proprio a causa del mancato raggiungimento del target a giugno 2026. Ebbene, la notizia è che stato appena pubblicato un bando da oltre 700 milioni di euro destinato a potenziare, con fondi pubblici, le infrastrutture a banda ultralarga sul territorio nazionale. Soprattutto in quelle aree dimenticate dal mercato.4,5 milioni di civici fuori dalla Gigabit societyNel perimetro del bando rientrano circa 1,8 milioni di civici, individuati nell’ambito delle varie mappature svolte da Infratel su incarico del dipartimento per la Trasformazione digitale. E a giocare il ruolo di protagonista della nuova partita è e sarà Invitalia – non più Infratel dunque.“Con il Fondo nazionale per la connettività interveniamo su una situazione complessa che abbiamo ereditato dai precedenti esecutivi, caratterizzata da ritardi, frammentazione e risorse non pienamente valorizzate”, è il commento del sottosegretario all’Innovazione tecnologica Alessio Butti, a seguito dell’annuncio del bando che si articola in 7 lotti geografici, di cui i primi due destinati alla Toscana (Nord e Sud), fra le regioni più in difficoltà.I candidati – gli operatori di telecomunicazioni, anche in consorzio – potranno presentare le proprie proposte entro l’11 maggio. Gli interventi dovranno garantire una connettività, nelle ore di picco di traffico dati, pari ad almeno 1 Gbit/s in download e 200 Mbit/s in upload. E il contributo pubblico potrà valere fino al 70% delle spese ammissibili, pari a circa 712,5 milioni.Ma le risorse messe in campo non saranno sufficienti a colmare definitivamente il divario, anzi i divari: stando alla mappatura Infratel pubblicata lo scorso agosto i civici fuori dalla partita della Gigabit society ammontano a 4,5 milioni. Ma il nuovo bando da 700 milioni prevede il cablaggio obbligatorio per soli 402mila civici.Il Piano Italia a 1 Giga riuscirà ad arrivare alla meta?Tornando al Piano Italia 1 Giga se è vero che si dà ormai per certa la conclusione dei cantieri alla scadenza del Pnrr, sul cammino è sopraggiunto un altro ostacolo, più o meno inatteso, che rischia di incidere, e non poco, sui costi delle opere di qui ai prossimi due mesi: la guerra in Iran e la crisi in tutta l'area del golfo Persico.È sul ripristino delle strade necessario dopo l'esecuzione degli scavi per la posa della rete che si rischia un di pagare il prezzo più alto. Anie Confindustria, la federazione del sistema Confindustria che rappresenta le imprese ad alta e medio-alta tecnologia attive nelle filiere dell’elettrotecnica e dell’elettronica, ha diffuso lo scorso 20 marzo una nota sugli effetti concreti della guerra sulle filiere tecnologiche.Da i risultati di una survey che ha coinvolto oltre 200 aziende associate (è bene ricordare che sotto il cappello della Federazione c’è anche Anie Sit, l’associazione che rappresenta le imprese di rete, quelle che effettuano i lavori di scavo per la fibra), è emerso un aumento significativo dei costi di trasporto (57%) e delle materie prime (53%), nonché ritardi nelle consegne (74%).Tra i materiali più colpiti figurano conglomerati bituminosi, asfalti, calcestruzzi e prodotti per il ripristino stradale, oltre ad altri semilavorati legati al ciclo del petrolio. “Molte imprese segnalano anche problemi nella continuità delle forniture, con l’impossibilità di garantire stabilità sia nelle consegne sia nelle condizioni economiche. Una situazione che rende più complessa la programmazione delle attività e rischia di compromettere l’equilibrio economico dei contratti in essere”, si legge nella nota di Anie.Chi pagherà questi extra costi a carico delle imprese di rete? Siamo ancora sicuri che si arriverà davvero senza difficoltà alla fine del Piano Italia a 1 Giga?
Fibra per pochi e ritardi per molti, quanto è (ancora) lontana l’Italia dall'obiettivo della Gigabit society
Con un bando in capo al Fondo nazionale di connettività si punta a portare la banda ultralarga nelle aree dove gli investimenti non ci sono. Ma i soldi non bastano per cablare i 4,5 milioni










