Il 3 ottobre 1935 Mussolini annunciava la campagna per prendere Addis Abeba. Proprio mentre quel mondo stava per finiredi Marco Patricellimercoledì 1 ottobre 2025 (LiberoQuotidiano)3' di letturaFuori dal tempo ma ben dentro la storia. Il 3 ottobre 1935 Mussolini annunciava che l’Italia aveva pazientato venti anni dal disastro di Adua e quella fascista adesso era pronta a lavare quell’onta: una comunicazione, neanche una dichiarazione di guerra. L’epoca del colonialismo era al crepuscolo quando Roma, inseguendo i sogni dell’impero, si lanciava nell’avventura etiopica. Il regime aveva preparato tutto a tavolino, compreso il casus belli per giustificare l’aggressione al negus Hailé Selassié con il finto incidente di Ual Ual. Doveva essere una passeggiata ma sarà una campagna lunga 7 mesi, anche se da un lato c’era un esercito moderno e ben equipaggiato, e dall’altro milizie tribali agli ordini dei ras locali e nominalmente del negus.La Società delle Nazioni, creatura acefala per assenza degli Usa che pure l’avevano voluta col presidente Wilson senza poi aderirvi, si limiterà a infliggere all’Italia le velleitarie sanzioni (che la propaganda bollerà come “inique”) ma senza impedire il transito di soldati e rifornimenti dal Canale di Suez e senza embargo sul petrolio. L’Italia risponderà con l’autarchia che cementerà l’unità nazionale e porterà ai più alti livelli il consenso al regime.Gli italiani donarono le fedi d’oro alla Patria per sostenerne lo sforzo bellico in cambio di un anello di ferro, e lo stesso faranno personalità che poi spiccheranno per fede antifascista. Mussolini si allontanava dalla tradizionale amicizia con Francia e Inghilterra e si avvicinava alla Germania di Hitler che professava vicinanza e solidarietà al Duce e vendeva fucili Mauser e cannoni Krupp alla guardia imperiale.L’incerta conduzione del vecchio quadrumviro Emilio De Bono conoscerà una sferzata col Maresciallo Pietro Badoglio al comando. I volontari non mancavano per consolidare il sogno africano, che il regime prospettava come la soluzione all’endemica piaga dell’emigrazione che si trascinava dai tempi dell’unità e che il fascismo aveva cercato pure di impedire per legge. Ennio Flaiano, sottotenente di complemento, ne tornerà disilluso e con in mente il romanzo “Tempo d’uccidere”, primo Premio Strega nel 1947.Eppure l’Italia si convinse e ingannò il mondo di essere davvero una grande potenza erede di Roma antica, apportatrice di civiltà in un Paese schiavista. Mise tutto sul piatto, e anche i bluff funzionarono. Come i piccoli carri veloci (e infatti si chiamavano L3, poco più di tre tonnellate), poco protetti e poco armati: gli etiopi a piedi ci misero poco a neutralizzarli infilando nelle feritoie lance e zagaglie facendo così scempio dell’equipaggio. Ma poco potevano contro i bombardamenti della Regia Aeronautica, autorizzata a colpire guerrieri e villaggi con i gas. Badoglio si fece comunque una reputazione immeritata di stratega.Il 25 luglio finì il fascismo, ma in tanti l'hanno scordatoFu una gara a salvarsi, e alla fine non si salvò nessuno. Fu anche un gioco degli inganni, e ne riuscì sol...FACCETTA NERA E BIANCA