L’intelligenza artificiale è ancora impiegata soprattutto nei processi aziendali a basso valore aggiunto. Il motivo non è però da ricercare nei limiti intrinsechi della tecnologia, spiega Cristiano Boscato, Ceo di Dinova, bensì nell’immaturità di alcune condizioni: cultura per comprenderne il potenziale, capacità di integrazione nei processi aziendali e competenze adeguate.

«Non è la tecnologia da sola a creare valore, ma il modo in cui le persone la utilizzano – spiega Boscato – Serve la volontà di cambiare e il coraggio di sperimentare. Solo così l’IA potrà evolvere da supporto operativo a motore di trasformazione».

Seppure con intensità e applicazioni differenti, le aziende ormai si sono tuffate nell’arena. A fare la differenza, avverte il numero uno di Dinova, è tuttavia la profondità. Di conseguenza pretendere subito ritorni estremi degli investimenti rischia di suonare paradossale.

«Allo stato attuale il ritorno risiede soprattutto nell’aumento di produttività individuale e velocità operativa. Stiamo chiedendo a una tecnologia diffusa da appena due anni risultati straordinari. Il punto chiave non è la velocità di adozione, ma la capacità di calarla nei processi. Spesso si applicano ricette vecchie a ingredienti nuovi: servono modelli pensati per valorizzare davvero questa tecnologia».