La quiete dopo la tempesta: bocche cucite, sguardi persi nel vuoto, e la sensazione che anche stavolta sia finita prima ancora di cominciare. Effetti collaterali della batosta nelle Marche, dove l’entusiasmo era partito a mille, con tanto di collaudo per un nuovo messaggio insistente – «mandiamo a casa Giorgia Meloni» – e si è concluso con il più classico dei flop. Al Nazareno, però, si innova anche il rito del post-sconfitta: archiviate le analisi, vietata l’autocritica, smentito il teorema della vigilia. Nessuno parla. È il tempo della liturgia: ringraziamenti di prammatica all’ennesima vittima immolata sull’altare del campo largo – Matteo Ricci – e un augurio che suona più come formula di formale cortesia: «Ci riproveremo». Il silenzio di queste ore ha anche un’altra spiegazione: tutto il gruppo dirigente dem ha consigliato ad Elly Schlein di andare allegramente a sbattere. Una lunga lista di improvvidi consiglieri: dall’esperto capogruppo in Senato Francesco Boccia al golden boy che passa le giornate in televisione, Marco Furfaro. E poi ancora il «sinistrissimo» Sandro Ruotolo, il tuttofare Igor Taruffi, l’amico ritrovato Stefano Bonaccini, le fedelissime Chiara Braga e Marta Bonafoni. In pratica il coro che ha accompagnato la segretaria ad una resa programmata alle condizioni imposte da Giuseppe Conte. Nessun dibattito, nessuna divergenza.
Pd, parte il processo a Schlein. Sotto accusa tutti i fedelissimi: “Via gli yes-man o crolla tutto”
La quiete dopo la tempesta: bocche cucite, sguardi persi nel vuoto, e la sensazione che anche stavolta sia finita prima ancora di cominciare. Effetti ...






