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Ultimo aggiornamento: 9:37
Paura. Rabbia. Sdegno. E poi, naturalmente, ira incontrollata. Mentre parla al Corpo diplomatico accreditato a Caracas, la vicepresidente del Venezuela, Delcy Rodríguez, incarna lo stato d’animo di un intero apparato statale in esaurimento nervoso dopo più di un mese di accerchiamento Usa, con 6-500 soldati e decine di navi, droni ed F-35 dispiegati nel sud dei Caraibi, minacciando apertamente di rovesciare il governo di Nicolás Maduro. “Se toccano uno toccano tutti”, ha detto Rodríguez al Consiglio nazionale per la sovranità e la pace, dove ha annunciato l’attivazione dello “Stato di emergenza” di fronte a “qualsiasi aggressione” da parte degli Stati Uniti.
Il decreto, già firmato da Maduro, è pronto all’uso. Basterebbe solo un attacco – magari anche non convenzionale – per far scattare, in automatico, lo Stato d’eccezione. E l’Assemblea nazionale, quasi tutta monocolore, non ne ostacolerebbe di certo l’entrata in vigore. “Sbaglia chi pensa che un’aggressione colpirebbe soltanto il Venezuela e il suo popolo“, ha aggiunto la vicepresidente, osservando che “un’azione del genere provocherebbe danni all’intera regione e persino al Paese nordamericano”.






