Il rettore insiste con la laurea alla vigilia della data simbolo
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Non fa una piega Tomaso Montanari. Non lo sfiora neanche il dubbio di aver esagerato o di dover chiarire. Non lo sfiorano le osservazioni amareggiate che arrivano da autorevoli esponenti del mondo ebraico (e non solo da quello).Va avanti, il rettore ultra progressista dell'Università per Stranieri di Siena. Avanti verso il giorno prescelto per insignire della laurea honoris causa la scrittrice Suad Amiry nonostante le sue dichiarazioni sul 7 ottobre.Era passato appena un mese dai massacri perpetrati dai miliziani di Hamas penetrati in territorio israeliano, quando l'«intellettuale» di Ramallah che Montanari vuole onorare, ha rilasciato un'intervista al giornale on line Fanpage, che l'ha definita (nella titolazione) «grata ai terroristi del 7 ottobre». Nella lunga intervista, in effetti, Amiry - che pure si professa «laica e di sinistra» si era rifiutata di condannare i miliziani islamisti - cui anzi ha riconosciuto «il grande merito di riportare la causa palestinese al centro dell'attenzione mondiale». Inoltre non si è detta disposta a riconoscere il diritto all'esistenza dello Stato d'Israele. Con il Manifesto, venti giorni prima, aveva usato parole diverse, di condanna. A Fanpage ha detto «non posso condannare Hamas». Agghiacciante, ma non per Montanari evidentemente, che ha rivendicato la scelta della Amiry e la scelta di premiarla proprio alla vigilia del 7 ottobre. «Per questa solenne cerimonia - si legge nel comunicato diffuso nei giorni scorsi per annunciare la cerimonia - abbiamo scelto la data del 6 ottobre, perché uno dei compiti dell'università è dire la verità. E in questo caso, la verità storica è che la lunga storia del genocidio del popolo palestinese non comincia affatto il 7 ottobre 2023: c'è stato un 6 ottobre, che risale fino al 1967, fino al 1948, fino all'Ottocento».










