Storico dell’arte, saggista e intellettuale tra i più influenti in Italia. Docente di Storia dell’arte moderna, rettore dell’Università per stranieri di Siena, è, oggi, uno dei volti televisivi del pensiero progressista più amati. Tommaso Montanari, classe 1971, fa parte del comitato scientifico della mostra “Gaza, il futuro ha un cuore antico” con Suad Amiry, Paola Caridi, Reem Fadda, Jean-Pierre Filiu, Mahmoud Hawari, Jean-Baptiste Humbert, Davide Quadrio, Ludovico Scaglione e Salim Tamari. Montanari è a Torino martedì 21 aprile: alle 18,30 per l’inaugurazione dell’allestimento alla Fondazione Merz e alle 20,45 per la presentazione del suo libro “La continuità del male. Perché la destra italiana è ancora fascista” (Feltrinelli) alla Fabbrica delle E (via Sestriere 34) con Livio Pepino e Marco Revelli. L’appuntamento è organizzato da “Volere la Luna”.
Cominciamo dalla mostra su Gaza: un’operazione coraggiosa o necessaria?
«Fare una mostra su Gaza è necessario per comprendere che cosa è Gaza. Non una notizia di cronaca, un campo di sterminio, o una prigione a cielo aperto, ma una città, una civiltà con 5 mila anni di storia».
Lei siede nel comitato scientifico insieme numerose personalità, fra cui Paola Caridi: il vostro è lo sguardo più legato alla situazione politica?








