Il 6 ottobre a Siena laurea alla scrittrice Amiry. Disse: "Non posso condannarli"
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Grata ai terroristi del 7 ottobre "per aver riportato la Palestina sulle prime pagine". Intervistandola, Fanpage l'ha descritta così. E in quella conversazione, durata oltre un'ora e datata 7 novembre 2023 (a un mese esatto dai massacri compiuti da Hamas in Israele) il giornale on line e di sinistra non è riuscito a farle proferire, sugli islamisti, parole che si avvicinassero a una riprovazione: "Non si sente di condannarli" si legge nel "catenaccio". Anzi, ai miliziani ha riconosciuto "il grande merito di riportare la causa palestinese al centro dell'attenzione mondiale". Al Manifesto aveva offerto una risposta diversa: "Condanno sicuramente e con forza qualsiasi uccisione di civili. Ma gli israeliani hanno fallito tremendamente...". "Non posso condannare Hamas" ha tagliato corto venti giorni dopo.Lei è Suad Amiry. Architetto e scrittrice che si professa "laica e di sinistra". Nata a Damasco da madre siriana e padre di Jaffa, vive a Ramallah ed è nota e amata anche in Italia, dove tornerà tra pochi giorni (a Siena) per ricevere la laurea honoris causa in Scienze linguistiche e comunicazione interculturale dell'Università degli stranieri di Tomaso Montanari docente e opinionista. La cerimonia è fissata per lunedì 6 ottobre, proprio alla vigilia del secondo anniversario dell'attacco di Hamas. Nella locandina campeggiano le kefiah. Amiry viene presentata come "una pacata intellettuale cosmopolita". Fanpage garantisce che "parlare con lei significa avere la misura dell'esasperazione che regna anche tra i moderati".Evidentemente anche la moderazione è relativa. Perché Amiry, che molto ha scritto e molto dichiarato, in quell'intervista non pare un esempio di moderazione e dialogo. Non riesce a riconoscere il "diritto di esistere di Israele". "Domanda pro israeliana" la liquida. Sui miliziani poi piovono i ma e i però. "Mai nella vita voterò per Hamas - premette - Ero molto triste dopo la vittoria di Hamas alle urne. Ma quando vedo gli israeliani bombardare una scuola, da che parte pensate che stia in questa guerra tra Israele e Hamas?". L'intervistatore fa il suo mestiere. L'attenzione globale - le ribatte - è arrivata "con le atrocità disumane del 7 ottobre". Ma Amiry non cede. "Di 7 ottobre noi palestinesi ne abbiamo subiti migliaia. "Il problema è all'origine". Ma la condanna c'è o no? "Facendo questa domanda", secondo Amiry, si dimostra "di prendere le parti di Israele contro noi palestinesi". "Hamas ha il diritto di combattere - spiega - Che ci piaccia o no. I palestinesi hanno il diritto di lottare". "Il modo in cui lo facciamo è affar nostro". "Personalmente sono d'accordo che un eccidio di civili è sempre orribile", concede poi, però "etica e moralità devono convivere in me con il mio stato di palestinese sotto occupazione. I padri della patria di molti Paesi hanno iniziato come terroristi". Sicuramente Yasser Arafat iniziò da leader di Fatah e Olp poi arrivò al Nobel per la pace dopo Oslo. E a quel negoziato la scrittrice palestinese partecipò nel '91-'93, quando fiorirono speranze poi dissolte lasciando il posto all'Intifada, alla cronica ambiguità delle Autorità di Ramallah, ad Hamas e alla drammatica guerra di Gaza.








