Iniziamo l’intervista con una promessa. Quella di non chiedergli le differenze tra Jeff Bezos e Steve Jobs: glielo domandano sempre e la sua risposta si trova facilmente in rete. Diego Piacentini sorride. È infatti l’italiano che ha lavorato più a stretto contatto con i fondatori di Amazon e di Apple. Prima nell’azienda dell’iPhone, dal 1987 al 2000, poi col leader dell’ecommerce: dal 2000 al 2016, anno in cui accetta di lasciare Seattle per tornare in Italia (fino al 2018) col ruolo di Commissario per la Trasformazione Digitale a diretto riporto della Presidenza del Consiglio (prima Matteo Renzi, che lo aveva chiamato, poi Paolo Gentiloni). Oggi Piacentini è advisor di Vento, il venture capital di Exor, oltre a sedere nei board di diverse realtà, tra cui DoorDash, la più grande piattaforma di consegna di cibo negli Usa, The Economist Group e Voi Technology, società svedese di micromobilità elettrica che opera in vari paesi europei.
La domanda su Bezos e Jobs non la faccio. Ma iniziamo da altri quesiti obbligatori. L’IA è davvero una rivoluzione? O sta per scoppiare una bolla?
Sono due discorsi diversi. Nel primo caso penso che l’IA sia una rivoluzione e al momento vediamo meno del 10% delle sue potenzialità. Se invece parliamo delle valutazioni delle aziende che operano in questo settore, chiaramente sono molto alte, forse troppo, ed è possibile che in 1-2 anni ci sia lo scoppio di una bolla. Ma non corriamo gli stessi rischi di quando esplose la bolla di Internet: oggi ci sono molti più capitali privati e non c’è bisogno di andare in Borsa a cercare soldi “pubblici”. Amazon vendette il primo libro nel 1994 e si quotò quasi subito: nel 1997. Ora le cose sono diverse e lo scoppio di una bolla non avrà quindi sull’economia gli stessi effetti di 25 anni fa.






