di
Marco Imarisio
La presidente ha rischiato e vinto: «La nostra strada è segnata»
«Cel care este perseverent, câstiga». In rumeno, è il modo di dire più vicino al nostro chi la dura la vince. Stessa sala del palazzo presidenziale, un anno dopo. La notte del 20 ottobre 2024, Maia Sandu era salita sul podio livida di rabbia e con le lacrime agli occhi. Aveva lanciato accuse di brogli che valevano come un segno di resa. In quel momento, il referendum sull’ammissione all’Unione europea che aveva indetto per avere mandato pieno ad agire e la sua rielezione si stavano trasformando in una Caporetto, con quasi il sessanta per cento di «no», a Bruxelles e a lei. Venne il mattino, e con esso il voto a valanga della diaspora moldava, che ribaltò di poco il risultato.
Anche per questo, le elezioni politiche di domenica si erano trasformate in una resa dei conti. Molti suoi consiglieri l’avevano invitata a starne fuori, chi vivrà, vedrà, in qualche modo faremo. Invece, la presidente moldava è una donna perseverante, come dice ammirato il suo portavoce nel presentarla ai giornalisti stranieri in attesa. Ha chiesto l’aiuto delle cancellerie europee, ha rilanciato presentando il voto come un altro referendum che imponeva di scegliere se andare verso Ovest o tornare verso Est. Ha rischiato, e ha vinto.











