Ancora prima dell’apertura dei seggi, alle sette di mattina, a Chisinau l’atmosfera era da resa dei conti. La tormentata giornata elettorale che doveva decidere se la Moldavia si avvicinerà all’Europa o tornerà tra le braccia della Russia è stata costellata da allarmi bomba, attacchi hacker, violazioni ai seggi (150 quelle denunciate dalla Commissione), operazioni della polizia e un diffuso senso di allarme. Alla fine, e solo a tarda notte, anche la presidente europeista Maia Sandu, solitamente poco incline ai sorrisi, si è abbandonata a quello che sembrava un sospiro di sollievo: il suo Partito d’azione e solidarietà (Pas) filo-Ue si sarebbe imposto alle elezioni legislative contro il Blocco Patriotico filorusso e le pesanti interferenze del Cremlino nel voto.

Con il 90% delle schede scrutinate, il partito al governo ha raccolto il 50,03,% dei consensi, staccando la coazione filorussa guidata dall’ex presidente Igor Dodon, fermo al 24,26%. L’affluenza, la più alta mai registrata per il rinnovo dei 101 seggi parlamentari, si è attestata al 51, 9%. Il condizionale è ancora d’obbligo, soprattutto perché dal conteggio mancano ancora i cruciali voti della diaspora che dovrebbe incidere per il 20% sul risultato finale. Ma tradizionalmente, i moldavi che votano all’estero premiano le forze più filo-occidentali, quindi potrebbero consolidare il vantaggio del Pas, come avvenne alle presidenziali di undici mesi fa, vinte con appena tredicimila voti di scarto dalla presidente Sandu e dai «sì» al referendum per l’ingresso nell’Unione. Ieri, oltre trecentomila moldavi hanno votato da Parigi a Londra, da Roma a Berlino, da Toronto a Chicago. Saranno loro a decidere se il fronte favorevole a Bruxelles si avvicinerà alla maggioranza assoluta, come avvenne nel 2021. Le città hanno scelto in massa l’Europa, le campagne restano più vicine al Blocul Patriotic, il cartello che raccoglie e riorganizza le forze filorusse, che ha fatto il pieno in Transnitria e nella regione autonoma della Găgăuzia, dove la parola Europa suona come una minaccia. Il Pas ha consolidato le posizioni tra i giovani e nei centri urbani, promettendo investimenti, trasparenza e un percorso sicuro verso l’adesione all’Unione. È un mosaico di preferenze che riproduce le fratture antiche: a Ovest lo sguardo verso Bruxelles, a Est il richiamo verso Mosca, in mezzo una linea sottile che coincide con il Dnestr e con la memoria delle guerre congelate. La guerra in Ucraina pesa come un macigno: la Moldavia è una retrovia strategica, una fascia di terra che Mosca avrebbe voluto riportare nella propria orbita e che Bruxelles considera decisiva per stabilizzare il fianco orientale. Mai l’Ue si era così spesa a favore di un partito a lei vicino, nè la Russia si era spinta così lontano nel tentativo di indirizzare a suo favore il risultato. Per Putin controllare il piccolo Paese avrebbe significato aprire un nuovo fronte di pressione contro Kyiv e l’Unione, per l’Europa blindare l’ultimo confine fragile prima del Mar Nero. Che queste elezioni fossero storiche per la Moldavia e cruciali per l’Europa lo dimostrano gli sforzi della Russia di manipolare il voto. Tra falsi allarmi bomba in patria e nei seggi all’estero, cyberattacchi attribuiti a Mosca, movimenti sospetti di elettori e persino un intervento pro-Cremlino del ceo di Telegram Pavel Durov rilanciato da Elon Musk, la giornata si è consumata in un’atmosfera elettrica. «Oggi era il momento di dimostrare l’amore per il nostro Paese. Domani potrebbe essere troppo tardi», ha detto Sandu, denunciando ancora una volta le ingerenze del Cremlino. Sospette interferenze finite nel radar della polizia soprattutto nei 12 seggi speciali riservati agli elettori della Transnistria – la regione separatista filo-russa, dove Mosca schiera ancora 1. 500 soldati dopo la breve guerra degli Anni 90. Proprio sul confine, gli osservatori di Promo-Lex hanno segnalato l’arrivo in massa di almeno settanta persone a bordo di diciotto auto con targhe transnistriane. E in territorio russo dove, accanto alle lunghe file ai seggi, la polizia moldava ha denunciato convogli di autobus organizzati da Mosca per trasferire elettori con passaporto moldavo in Bielorussia. Non una novità: già nel 2024 la Russia aveva organizzato voli charter e pullman verso Azerbaigian, Bielorussia e Turchia, nel tentativo di rafforzare l’allora candidato filo-russo Alexandr Stoianoglo, poi sconfitto da Sandu. Una caccia alle streghe, nella narrazione opposta del leader filo-russo Dodon che, a urne ancora aperte, ha convocato un manifestazione di protesta davanti al Parlamento per oggi a mezzogiorno.