Il cicaleccio di una gazza è l’unico tono eccedente in questo silenzioso giardino bagnato di sole e prime umidità. Il platano al centro, la serra e il porticato che abbraccia il prato verde-affresco, irregolare – lui sì – più di qualsiasi rigorosa geometria dell’artista che l’ha abitato. Casa Casorati, a Pavarolo, oggi museo, è stata dimora amata e vissuta. Quieta, tranquilla, eppure al centro del paese, con le colline gentili a far da quinta. Arte e vita tra luce e natura Luminosa, così affine a Felice Casorati che amava narrarsi come solitario pur essendo diversamente socievole e che di sé diceva: «Io ho sempre cercato la luce ed io adoro la pittura». In realtà, secondo memorie ammantate di leggenda, a sceglierla fu Daphne, l’allieva poi diventata moglie, grande artista anche lei, che durante un pranzo all’osteria Da Maria, in via Maestra, disse affacciandosi alla finestra: «Carina quella casetta bianca dai tetti rossi. Mi piacerebbe venirci nei fine settimana». Detto, fatto. Casorati la comprò anche se all’epoca gli sembrava «modesta modesta». Era il 1930. Da allora è rimasta la casa della villeggiatura, dove la coppia si appartava d’estate (e durante la guerra), una «medicina mentis», uno squarcio di natura mutevole e ispirante, come raccontano i dipinti nati qui, dai “Campi” al “Paesaggio autunnale”, fino al meraviglioso “Daphne a Pavarolo”, «emblema quasi astratto della calma solitaria», scrive per la Gam di Torino, Riccardo Passoni, in cui l’amata moglie seduta sul davanzale ha alle spalle un patchwork di colline che «si moltiplica sui vetri specchianti delle ante». Quella portafinestra è ancora intatta, nella Casa-Studio, una dependance voluta e progettata da Casorati (si possono ancora vedere i bozzetti) ed ora cuore, con la serra e la torre campanaria, di due mostre, lunghe un mese e gratuite, ad ogni stagione dell’equinozio. La mostra Oggi riapre “Paralleli - Felice Casorati designer”, dialogo inedito e atemporale con l’artista Piergiorgio Robino. Non solo quadri, dunque, ma anche arti applicate, arredi dalla linee inconfondibili. Il fil rouge, racconta Francesca Solero, curatrice delle residenze d’artista, resta il mantra del maestro, “Numerus, mensura, pondus” (numero, misura, peso), trittico biblico riassunto dall’equilibrio dei suoi lavori. Dice Robino, alla vigilia dell’inaugurazione: «A distanza di anni condividiamo un humus comune, sento un parallelismo storico». Il pensiero torna al «1928, preludio dell’avvento del fascismo, un anno di difficoltà ma con ancora una grande visione». È l’anno dell’Esposizione Nazionale e Internazionale, il torinese Riccardo Gualino è uno degli uomini più potenti e noti. Per lui e la moglie Cesarina, qualche anno prima, Casorati aveva progettato un piccolo teatro in via Galliari, a Torino. Sempre per Gualino e l’Esposizione del ’28, realizzò anche il tavolo, oggi in mostra nella Casa-Studio. Geniale, pulito, un po’ onirico, tutto nero, era un volume solo, «senza gambe, con elementi curvi insieme al rigore semplice del quadrato, ma una volta terminato il grande evento, per poterlo utilizzare a casa propria, Casorati lo segò, come fece con la consolle: ora l’altra metà sta alla Gam» dice Andrea Massaioli, dell’Archivio Felice Casorati, pittore anche lui e marito di Natalia, una delle tre nipoti del maestro (con Giulia e Chiara) e anima del festival di danza Interplay. Geometrie, tappeti e installazioni «Dove ci incontriamo io e Casorati? Nelle geometrie pulite e nelle linee asciutte» dice ancora Robino che qui ha scelto di inserire, ad esempio, un tappeto, spazio pittorico a terra, capace di collegare gli arredi con campiture fluide di colore, e poi una poltrona contemporanea a colloquio con un cactus scultoreo di Casorati. L'eredità nel borgo Tutto il paese qui lo conosce, lo studia, lo ricorda: è un borgo felice del suo Felice, che di Pavarolo fu anche il primo sindaco, eletto nel 1945 dopo la Liberazione. «Negli anni progetti artistici raccontano Casorati in ogni luogo, dalle panchine ai muri – dice l’attuale sindaca, Laura Martini – Nel 2019 abbiamo fatto una mostra con opere inedite, recuperando piccoli dipinti o disegni di Daphne e Felice conservati dagli abitanti. Il maestro, a volte, li lasciava come ringraziamento per piccoli lavori domestici. Arrivarono molti collezionisti».
Riapre a Pavarolo la casa-museo di Casorati, luogo di quiete e ispirazione
Lo studio dove il maestro visse con la moglie Daphne e di cui fu primo sindaco nel 1945






