I suoi sintomi sono invalidanti: tosse continua, difficoltà respiratorie, una persistente sensazione di costrizione ed oppressione al torace. Chi soffre di asma grave - in Italia sono circa 300 mila persone - ha insomma una qualità di vita molto condizionata da questa malattia invalidante. Soprattutto se, come accade al 70% o più di chi ne soffre, ha anche una conta elevata di eosinofili (un tipo di globuli bianchi del sistema immunitario ma che in alcuni pazienti possono stimolare l’infiammazione delle vie aeree).

A lungo trattata con corticosteroidi sistemici per controllare i sintomi - farmaci che offrono un beneficio rapido ma che possono causare effetti collaterali seri, talvolta permanenti - l’asma grave è oggi in alcuni casi controllata grazie alle terapie biologiche, anticorpi monoclonali che agendo su bersagli precisi del sistema immunitario, riducono l’infiammazione e migliorano il controllo dei sintomi, spesso permettendo di ridurre o eliminare l’uso del cortisone.

Un farmaco ad azione mirata

Ora dal Congresso della European Respiratory Society in corso ad Amsterdam arrivano le novità di Ananke, uno studio multicentrico, osservazionale, retrospettivo e nazionale, condotto in 21 centri clinici in Italia e che ha arruolato oltre 200 pazienti, che hanno iniziato il trattamento secondo pratica clinica o nel contesto del programma italiano di campionamento. Lo studio ha valutato le caratteristiche dei pazienti affetti da asma grave eosinofilico trattati con benralizumab, un anticorpo monoclonale che agisce direttamente contro il recettore dell’interleuchina 5 riducendo gli eosinofili sia nel sangue che nei tessuti. Lo studio ha descritto inoltre gli effetti del farmaco in termini di frequenza delle riacutizzazioni, funzione polmonare e controllo dei sintomi dell’asma, nonché la ridotta assunzione di corticosteroidi orali. Il farmaco, approvato dall’Agenzia Europea dei Medicinali anche per la Granulomatosi eosinofilica con poliangioite (una malattia autoimmune che causa l'infiammazione dei piccoli e medi vasi sanguigni), deve essere somministrato sottocute ogni due mesi.