a
Il potere logora chi vuol durare. E, con questo clima, arrivare al 2027 è davvero un’impresa. Per la prima volta, un ministro di lunga esperienza come Maria Elisabetta Casellati, rispondendo a Nicola Porro durante l’evento dei 25 anni dello studio Hogan Lovells, ha ammesso: «Non credo a elezioni anticipate, ma forse la legislatura potrebbe chiudersi un po’ prima».
Una tentazione che serpeggia nel centrodestra, che però Meloni respinge: punta al primato assoluto a Palazzo Chigi. Per battere il record di Berlusconi, 1412 giorni, (Mussolini resta inarrivabile) la data è fissata: settembre 2026. A quel punto, l’ostacolo del Quirinale diventerebbe evitabile. Difficile che Mattarella neghi il voto anticipato: senza Fratelli d’Italia nessun governo reggerebbe e, oggi, l’ipotesi di un tecnico alla Draghi appare fantapolitica. Andare alle urne nel settembre 2026 significherebbe non solo conquistare il record di longevità, ma anche evitare un altro anno di scossoni interni e internazionali che rischiano di erodere il prestigio della premier, dando alle opposizioni tempo per ricompattarsi, come stanno già facendo cavalcando crisi globali e il fermento delle piazze. Il 2025 è stato palcoscenico dell’instabilità mondiale, ma è in Italia che le crepe diventano voragini. Il governo naviga tra dossier esteri esplosivi e opposizione che fiuta il cedimento. Intorno al potere si moltiplicano correnti: fronde interne, lobby energetiche e militari, manovre digitali, pressioni europee, la sinistra che si riorganizza con la solita ben nota «casamatta» da mettere in campo. L’economia mostra numeri che, visti da lontano, reggono, ma la quotidianità racconta altro: spesa più cara, bollette pesanti, famiglie in affanno.






