di

Michelangelo Borrillo

Nessun operatore del settore siderurgico è interessato a quella che fu la più grande acciaieria d’Europa. Per il ministro Urso «pesano le questioni giudiziarie», per i sindacati c’è una sola strada: la nazionalizzazione

Solo sei mesi fa, a marzo, l’ex Ilva sembrava aver imboccato la nuova strada, direzione Baku Steel. L’offerta del gruppo azero era stata individuata come la migliore dai commissari straordinari di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, preferita a quella degli indiani di Jindal Steel. Due gruppi siderurgici che alla mezzanotte del 26 settembre, a conclusione della seconda gara per la vendita di quella che fu l’Italsider, non hanno confermato l’iniziale interesse (come a settembre 2024, quando la prima gara ebbe inizio): le sole offerte per l’intero complesso aziendale - e altre 8 offerte, sulle 10 complessive, sono solo per alcuni impianti del gruppo - sono state quelle di due fondi americani, Bedrock Industries e Flacks Group, quest’ultimo in cordata con Steel Business Europe, società slovacca che commercia metalli all’ingrosso.

Nessun operatore siderurgico e offerte simbolicheDue fondi, non certo azionisti stabili del settore siderurgico come erano ArcelorMittal (il socio di riferimento di Acciaierie d’Italia prima dell’amministrazione straordinaria) o i gruppi precedentemente interessati all’ex Ilva, Baku Steel e Jindal Steel, appunto. Non è andata, evidentemente, come sperava il governo ma secondo le previsioni delle ultime ore: l’ex Ilva non interessa agli operatori siderurgici (almeno nel suo complesso) ma solo a due fondi americani. Con offerte simboliche, tra l’altro, in pratica gratis, mentre sei mesi fa Baku aveva messo sul piatto, per l’acquisto, circa un miliardo, comprensivo del valore del magazzino dell’ex Ilva.