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Il tempo per vendere l’ex ILVA di Taranto sta per finire. La scadenza per presentare le offerte, fissata al 15 settembre, è stata prorogata al 26 settembre, segno della difficoltà che il governo, che gestisce l’azienda in regime di amministrazione straordinaria, sta incontrando (malgrado molti annunci ottimisti). Il prezzo stimato all’inizio era un miliardo di euro, ma sarà certamente di molto inferiore: si parla addirittura di un prezzo “simbolico”. Vendere l’ex ILVA è difficoltoso per tutti i problemi ambientali e lavorativi che ha l’impianto, ma c’è anche un altro problema: il costo dell’energia.

La gara è ancora aperta, quindi non si sa se siano state presentate offerte, ma si sa che in questi giorni si è ritirato Baku Steel, il gruppo siderurgico azero che sembrava il più accreditato tra i potenziali acquirenti. Fonti del ministero delle Imprese e del Made in Italy dicono che sarebbe ancora interessato il gruppo indiano Jindal Steel, che però nei giorni scorsi ha presentato un’offerta di oltre due miliardi di euro per rilevare la divisione acciai di Thyssenkrupp, storico gruppo metallurgico tedesco. Thyssenkrupp la sta valutando, ma in ogni caso per Jindal comprarsi un’acciaieria tedesca sarebbe assai più conveniente, perché per le aziende energivore in Germania l’energia costa meno che in Italia. E in un settore come quello siderurgico è un aspetto fondamentale per scegliere dove investire.