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Da molti mesi il governo sta provando a vendere l’ex ILVA di Taranto, l’impianto siderurgico più grande d’Italia e tra i più grandi d’Europa, ma farlo è tutt’altro che facile. Dopo vari cambiamenti nella proprietà, Acciaierie d’Italia – questo è l’attuale nome della società, anche se quasi tutti la chiamano ancora ILVA – è gestita dallo Stato in regime di amministrazione straordinaria, una procedura per ristrutturare o liquidare le grandi imprese. La trattativa più concreta in corso è con gli azeri di Baku Steel, una società relativamente piccola per volumi produttivi e che vorrebbe aprire stabilimenti in Europa.
È un affare rilevante da un punto di vista politico, visto che l’investimento di Baku Steel sarebbe sostenuto dal governo dell’Azerbaijan, ed è potenzialmente profittevole perché l’Azerbaijan possiede molto gas naturale, cosa che all’Italia serve (ma quella è un’altra questione: per ora si parla solo di acciaio). È anche un affare economicamente rilevante: si parla di una cifra intorno al miliardo di euro, anche se l’offerta sarà verosimilmente più bassa date le condizioni in cui si trova l’azienda, che la rendono assai poco attraente sul mercato.
Da un certo punto di vista, infatti, l’ex ILVA di Taranto è una sorta di impianto “fantasma”, nonostante la sua imponenza. Nel senso che non dovrebbe esistere, almeno non in questa forma.






