di
Anna Fregonara
Si tratta di un'indicazione comune in chiave di benessere. Ma il fabbisogno ottimale dipende da fattori individuali. Importante monitorare il colore delle urine: è un indicatore per capire quanto si è idratati
Non siamo tra gli esseri viventi con la maggiore percentuale di acqua corporea. Le meduse, per esempio, sono composte per il 98% di acqua, una percentuale simile a quella della lattuga. Tuttavia, anche nel nostro corpo è un nutriente essenziale, indispensabile al metabolismo e non sintetizzabile in quantità sufficienti dall’organismo. «L’acqua rappresenta il 90% del peso corporeo di un feto, l’80% di un neonato, il 70% di un bambino, il 60% di un adulto e scende al 55% in un anziano. Gli organi vitali, come cuore, polmoni, cervello, reni, fegato, ne hanno intorno all’80%. Anche la cute, l’organo più esteso del corpo, ne è ricca», spiega Matteo Cerri, professore di Fisiologia all’Università di Bologna.
Le urine chiare indicano una buona idratazioneUna raccomandazione comune in chiave di benessere è bere otto bicchieri d’acqua al giorno. Tuttavia, non esiste una quantità ottimale valida per tutti: il fabbisogno dipende da fattori come peso e altezza, attività fisica, condizioni climatiche, stato di salute ed eventuali terapie, abitudini alimentari. Una revisione sistematica pubblicata su Jama Network Open ha analizzato 18 studi clinici randomizzati, indagando se l’aumento dell’assunzione d’acqua potesse avere effetti terapeutici. Per esempio, nei soggetti in sovrappeso od obesi bere 500 ml d’acqua prima dei pasti, per un periodo compreso tra 12 settimane e 12 mesi, è stato associato a una perdita di peso fino al doppio rispetto al gruppo di controllo.






