Ventuno punti per porre fine alla guerra e mettere le basi per una pacifica convivenza nella regione. Sono quelli contenuti nel piano che Steve Witkoff, il plenipotenziario del presidente americano Donald Trump per Medioriente e altri scenari, ha realizzato e che l’amministrazione americana ha discusso con i partner arabi a margine dell’Assemblea Generale dell’Onu di questa settimana. Il piano riprende in larga parte quanto già previsto nelle diverse proposte di tregua che Washington, in accordo con Gerusalemme, ha presentato ai mediatori di Doha e Il Cairo e respinte da Hamas. Secondo quanto riferisce il Times of Israel, le novità riguarderebbero la realizzazione di un percorso verso la creazione di uno stato palestinese che pacificamente conviva con Israele e la possibilità per i gazawi di restare nella Striscia ricostruita o di ritornarci se l’hanno lasciata. Il piano difficilmente vedrà la sua realizzazione o, comunque, l’approvazione da parte di Hamas perché, tra i primi punti, c’è la demilitarizzazione del gruppo islamista e dell’intera popolazione della Striscia. Inoltre Hamas non potrà più controllare Gaza che invece, a guerra finita, sarà gestita da un governo temporaneo e transitorio composto da tecnocrati palestinesi, che saranno responsabili della fornitura di servizi quotidiani alla popolazione della Striscia. Il comitato sarà supervisionato da un nuovo organismo internazionale istituito dagli Stati Uniti in consultazione con i partner arabi ed europei. LIVE / Media: “Hamas verso l’ok al piano Trump con il rilascio di tutti ostaggi” Definirà un quadro per il finanziamento della riqualificazione di Gaza fino al completamento del programma di riforme dell'Autorità Nazionale Palestinese. Governo di Ramallah che solo dopo un cambio radicale al suo interno e l’approvazione di riforme non meglio specificate (in altri piani simili si è parlato di riforme istituzionali, cessazione del sostegno a gruppi e miliziani attraverso il pagamento di sovvenzioni e altro, cambio democratico dei vertici e delle strutture di controllo), potrà aspirare a controllare la Striscia nell’ambito di un nascente stato palestinese che vedrebbe la luce solo dopo questo processo di cambiamento strutturale. Se Hamas dovesse non accettare, il piano crollerebbe. Il gruppo dovrebbe rilasciare, entro 48 ore dall'entrata in vigore del piano, tutti gli ostaggi prigionieri a Gaza. In cambio, cesseranno i combattimenti, l’esercito comincerà il ritiro, saranno liberati prigionieri palestinesi, entreranno più aiuti. I vertici di Hamas che si impegnano nel processo di pace potrebbero ricevere amnistia e un salvacondotto per andare in paesi terzi; proposta, come la quasi totalità, già avanzate da Israele e Stati Uniti nelle passate proposte.