Enzo Cannizzaro, ordinario di Diritto internazionale all’Università La Sapienza di Roma. Il ministro Crosetto ha inviato la fregata Alpino della Marina Militare a fornire “assistenza e soccorso” alla Global Sumud Flotilla, che naviga verso Gaza e in questo momento si trova in acque internazionali. Nel caso in cui una delle barche fosse attaccata da un drone cosa potrebbe fare la nave italiana?
Il principio fondamentale della libertà di navigazione è basato sulla bandiera. Se venisse attaccata una barca battente bandiera italiana, si tratterebbe di un uso della forza vietata dal diritto internazionale e la nave della Marina Militare sarebbe legittimata a rispondere con misure necessarie e proporzionali, come, ad esempio, quella di abbattere il drone, prima o immediatamente dopo dell’attacco. Tale misura sarebbe proporzionata, in quanto non comporterebbe perdite umane. Allo stesso modo, se venisse attaccata una nave battente bandiera di un altro Stato, per esempio, la Spagna, l’attacco sarebbe diretto contro lo Stato di bandiera e solo esso sarebbe legittimato a rispondere.
Se a bordo della nave spagnola ci fossero cittadini italiani?
In virtù del principio della bandiera, l’attacco sarebbe diretto contro tale Stato. Non sarebbe, quindi, sufficiente a giustificare una risposta militare. Ma l’Italia potrebbe agire in protezione diplomatica al fine di accertare l’illiceità della condotta che ha danneggiato cittadini italiani ed esigere una riparazione del danno.











