di Franco Berrino
Frammenti di polipropilene si trovano nei luoghi più impensabili. L’analisi dei veleni nascosti che infestano la tavola nell’ultimo saggio dell’epidemiologo
«Leggero, non arrugginisce, non si rompe, resiste al calore»: era la pubblicità del Moplen negli anni Cinquanta al Carosello della neonata televisione. Il professor Natta avrebbe presto ricevuto il Nobel per l’invenzione del polipropilene. Noi bambini giocavamo con l’hula-hoop e cominciava l’inarrestabile sostituzione dei mobili di cucina con la fòrmica e l’invasione delle camerette dei bambini con giocattoli di plastica. Nessuno allora pensava che 70 anni dopo la plastica avrebbe invaso la terra e i mari. Abbiamo prodotto, dagli anni Cinquanta, quasi 10 miliardi di tonnellate di plastica, di cui 3 miliardi sono ancora in uso, un miliardo è stato bruciato, 700 milioni riciclati, e più di 5 miliardi inquinano la terra e i mari. Si tratta di 200 tipi diversi di plastiche con un mercato annuo di 600 miliardi di dollari. Contengono oltre 10.000 diverse sostanze chimiche, fra cui cancerogeni e interferenti endocrini. Nel 2023 abbiamo prodotto 367 milioni di tonnellate di plastica e si ipotizza che la produzione triplicherà entro il 2050 (è raddoppiata negli ultimi 20 anni).






