Giorgia Meloni ha detto alcune cose importanti all’Onu: che «Israele non ha il diritto di impedire che domani nasca uno Stato palestinese, né di costruire nuovi insediamenti per impedirlo», e che «deve uscire dalla trappola della guerra». Poi ha ribadito l’apertura sulla Palestina da riconoscere a due condizioni: rilascio degli ostaggi e rinuncia di Hamas a ogni ruolo. Obiettivi non a portata di mano ma meno distanti dello Stato «già fatto» enunciato fino a pochi giorni prima. Il passo della premier — dettato anche da ragioni tattiche, come l’indignazione per le stragi che si fa strada tra i moderati, o la necessità di sintonizzarsi con Leone XIV — è comunque significativo. Ma è stato liquidato male dalle opposizioni.

Solo il senatore Sensi del Pd ha sottolineato che la mossa «accoglie il lodo Macron», analisi confermata da Gianfranco Fini. Si tratta del piano di pace franco-saudita che ha innescato l’ondata di riconoscimenti della Palestina e che prevede proprio ostaggi liberi e Hamas esclusa. Resta una differenza: la Francia e molti altri Paesi affini all’Italia riconoscono ora lo Stato che non c’è. Perché ora? Perché Israele sta dicendo che quello Stato «non ci sarà mai» e sta facendo quello che dice, con proclami di espulsione, colonizzazione e annessione che minacciano anche la Cisgiordania. Ecco cosa rende il riconoscimento urgente: è l’unica cosa che si può fare subito, mentre la Palestina e i palestinesi muoiono davanti ai nostri occhi. Non sposta nulla? Allora non si capisce perché il governo israeliano vi si opponga con tanta durezza. Non cambia le misere vite dei palestinesi ma Hamas potrà gloriarsene con loro? Difficile sostenere le due cose insieme. La verità è che la terra spartita sarà la sconfitta di Hamas, che la voleva tutta. Come la destra israeliana, che se la sta prendendo. In Italia c’è un sentimento che va oltre gli steccati e spiazza partiti, sindacati, giornali. Uno scarto recuperabile se si costruisce un clima davvero bipartisan su un tema cruciale. Ecco perché le parole di Meloni non vanno sottovalutate a sinistra né scavalcate a destra. È tardi? Ancora no.