di
Michelangelo Borrillo
Attesa per l’esito della gara: l’addio di Baku e i dubbi di Jindal, restano in corsa i due fondi di investimento statunitensi, Bedrock e Flacks Group. Possibili offerte anche per singoli asset
Ipotesi fondi per il futuro dell’ex Ilva. Alla fine della seconda gara per la vendita potrebbero rimanere solo i due fondi di investimento statunitensi, Bedrock e Flacks Group. Se dopo l’uscita di scena della società azera Baku Steel - che era in compagnia della società statale Socar - verrà confermata anche quella degli indiani di Jindal Steel, allora l’ex Ilva non finirà nelle mani di operatori del settore. In attesa dell’esito ufficiale della seconda gara per la vendita di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria (alle 24 del 26 settembre scadono i termini per la presentazione delle offerte vincolanti da parte dei potenziali investitori), questo appare il quadro più probabile: la conferma arriverà dalla nota ufficiale di Adi, attesa per il 27 settembre.
Chi sono i fondiSe queste ipotesi saranno confermate, il secondo bando di gara lanciato dai commissari il 7 agosto scorso, ponendo il vincolo della decarbonizzazione con i forni elettrici, non si chiuderebbe secondo gli auspici del ministro per le Imprese Adolfo Urso: Flacks Group avrebbe infatti avanzato un’offerta simbolica per l’acquisizione dell’ex Ilva, al netto degli investimenti da garantire; Bedrock replicherebbe quanto fatto negli anni scorsi con l’acquisizione della società siderurgica Stelco in Canada, poi rivenduta l’anno scorso agli americani di Cleveland Cliffs. Operazioni da fondi, non da azionisti stabili del settore siderurgico come erano ArcelorMittal (il precedente socio di riferimento di Acciaierie d’Italia) o i gruppi precedentemente interessati, Baku Steel e Jindal Steel.











