Diffide, aumenti di Imu e Tari e persino requisizioni temporanee per i grandi proprietari immobiliari – da cinque unità in su – che tengono alloggi sfitti da almeno due anni. È il contenuto di una proposta di delibera d’iniziativa popolare contro l’emergenza abitativa, intitolata “Vuoti a rendere“, in discussione in Consiglio comunale a Torino, da dove però rischia di uscire svuotata a causa delle resistenze della maggioranza di centrosinistra. La proposta doveva essere votata già l’8 settembre in assemblea, ma il gruppo dei Moderati, che sostiene il sindaco Pd Stefano Lo Russo, ha fatto mancare il numero legale obbligando a un rinvio. Da quando è iniziato l’iter consiliare, peraltro, il testo è già stato annacquato rispetto alla versione originale, per adeguarlo ai pareri degli uffici tecnici ma anche per mettere d’accordo la coalizione di maggioranza, che raggruppa Pd, +Europa, Radicali, Moderati e Sinistra Ecologista.
I punti salienti della proposta sono pochi e incisivi: un censimento del patrimonio edilizio pubblico e privato per verificare la presenza di alloggi vuoti da oltre due anni; lo stop alla vendita degli alloggi di edilizia residenziale pubblica; l’invito (diffida) rivolto ai grandi proprietari a proporre un uso per gli immobili in stato di “abbandono ingiustificato”; maggiorazioni di Imu e Tari per disincentivare il fenomeno degli alloggi sfitti; la requisizione come extrema ratio per coloro che insistono a tenere i loro immobili vuoti. Tutto per contrastare l’emergenza abitativa, che negli ultimi anni ha assunto proporzioni allarmanti nel capoluogo piemontese: tra il 2020 e il 2024 il prezzo medio di un affitto nel centro storico è aumentato del 53%, mentre nel 2024 gli sfratti per morosità hanno viaggiato a una media di quattro al giorno. Significativa anche l’impennata, registrata lo scorso anno, di sfratti per cessata locazione, legata alla diffusione degli affitti brevi: +45% rispetto al 2023. All’ultimo bando per ottenere un alloggio popolare, datato 2023, l’Agenzia per la casa ha ricevuto 7.836 domande, oltre mille in più rispetto al precedente (che risaliva al 2018). Di queste ne sono state ritenute valide 1.736, ma al ritmo attuale la graduatoria verrà “esaurita” non prima di tre anni. In compenso in città, secondo le stime più recenti fornite dagli uffici comunali, gli alloggi disponibili non occupati sono 21.699 (il 18% secondo dati Istat del 2019).







