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Chiara Evangelista e Maurizio Giannattasio

La delibera sulla vendita dello stadio e delle aree circostanti sarà votata lunedì dopo un dibattito a oltranza. Giovedì l'inizio delle discussioni. Scavuzzo: «Passo cruciale», ma in Aula si levano i «buu». Romano (Pd) e Fumagalli (Lista Sala) non sciolgono la riserva

Il clima che si respira è quello di un’anteprima. Perché nel vivo della pellicola si entrerà lunedì, quando si voterà la delibera per la vendita del Meazza e delle aree intorno all’impianto. I colpi di scena nella trama però non sono mancati ieri, giorno in cui è iniziata la discussione in Aula sull’affaire San Siro: la consigliera dem Monica Romano, nonostante la rotta indicata dalla direzione metropolitana del Pd, non scioglie ancora la riserva. Così come il capogruppo della lista Sala Marco Fumagalli che deciderà il suo voto solo lunedì. Per convincere gli indecisi, l’amministrazione è al lavoro per emendare la delibera. La discussione riprenderà lunedì con una seduta convocata a oltranza.

Prima di passare la palla al consiglio comunale, spetta alla vicesindaca Anna Scavuzzo ribadire la linea della giunta e sottolineare la posta in gioco: «Ciò che scegliamo oggi avrà un impatto significativo sul nostro futuro. Saranno opere utili per migliorare la vita dei cittadini. Non voglio pensare a uno scenario in cui San Siro rappresenti solo la memoria dei fasti del passato». L’invito della giunta, dunque, è a guardare avanti, in nome di quel «dinamismo» che chiede e caratterizza Milano. «San Siro non è solo lo stadio. E immaginare la trasformazione di questa grande area significa immaginare la trasformazione di più quartieri della città».