Che la “Global Flotilla” - a cui l’Italia partecipa con equipaggi ardimentosi di barche a vela, e con una piccola pattuglia di parlamentari della sinistra, Arturo Scotto e Annalisa Corrado (Pd), Benedetta Scuderi (Avs) Marco Croatti (5 stelle) -, stia andando incontro a un guaio di dimensioni notevoli, è diventato ormai evidente già da qualche giorno. L’Italia ha una tradizione di battaglie radicali (Pannella magister, che ai suoi tempi ogni tanto uno dei suoi obiettivi impossibili lo raggiungeva).

Ma stavolta il quadro si presenta un po’ più complicato. Sia perché i responsabili italiani della Flotilla - che hanno avuto finora un grande e indubbio successo mediatico e di consensi - sono decisi ad andare avanti a qualsiasi prezzo e indisponibili a qualsiasi accordo di mediazione, tipo quello di scaricare il loro carico di aiuti a Cipro e delegarne la distribuzione al patriarca latino di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa, che si è già offerto di tentare di farlo, pur consapevole che gli israeliani non vogliono aiuti di nessun tipo per la popolazione palestinese di Gaza, che nei loro piani deve essere costretta a lasciare il proprio territorio. Questa impossibilità di convincerli a cambiare rotta e portarli a più miti consigli ha convinto il governo a intervenire con un ruolo di argine, sebbene sostanzialmente sottomesso alle minacce di Netanyahu.