Mentre Vladimir Putin continua a mandare aerei da guerra su e talvolta oltre confini altrui (ieri, in Canada) la premier italiana Giorgia Meloni addita gli attivisti della Global Sumud Flotilla: sono loro, dice, che mettono in pericolo l’Italia, l’Europa e l’umanità intera rischiando di provocare una guerra. Ieri Paola Maria Chiesa, deputata meloniana, durante l’intervento in aula del ministro Crosetto: “Fanno propaganda, vogliono la guerra”. Tocca ricordare che la guerra è già in corso, anzi più d’una. Accantonate le “sette guerre scongiurate in sette mesi” da Trump, di cui nessuno sa fare l’elenco, ne resterebbero almeno due.
L’invasione dell’Ucraina da parte delle forze armate russe e lo sterminio del popolo palestinese da parte dei militari inviati dal governo di Israele allo scopo di annientare quella popolazione e riprendersi la Striscia, “ripulita” dai suoi abitanti. Concentriamoci su quest’ultima. Nessuno, dal governo italiano, ha mai saputo spiegare esattamente che cosa abbia l’Ucraina che la Striscia non ha. Cioè: perché l’Italia difende il paese di Zelensky e lo arma contro l’invasione ma non prende neppure in remota considerazione di difendere la Palestina dall’invasione israeliana. Almeno, sarebbe il minimo, con la sospensione di fornitura di armi a chi sta devastando quella terra. Condizionare poi il riconoscimento dello Stato di Palestina – un fatto simbolico di enorme valore politico – a eventi che nessuno finora è riuscito ad ottenere neppure a prezzo di mediazioni internazionali lo rende ipotesi remotissima, un puro esercizio di forma.














