Rosh Hashanah, il Capodanno ebraico. Il popolo ebraico, disperso in tutto il mondo fin dall’antichità, dette inizio al suo calendario 5786 anni fa, dopo il diluvio universale al quale sopravvissero soltanto Noè, la sua famiglia e un paio di esemplari di tutte le piante e di tutti gli animali, salvatisi a bordo di un’arca. All’origine del calendario c’era la speranza di ricominciare la Storia, però più giusta e più pacifica, annunciata come leggenda vuole da una colomba che trasportava nel becco un ramoscello di ulivo. Da 5786 anni, dunque, gli ebrei aspettano quel momento. Amo le persone che sperano e credono sinceramente in un mondo più giusto e più fraterno. Per questo motivo, nella ricorrenza di quel giorno da decenni organizzo una festa che vede riuniti i rappresentanti di tutte le religioni e le componenti della nostra società, allo scopo di condividere, anche solo per qualche ora, questa speranza universale. Assistendo all’ascesa del nazismo, l’11 novembre 1932 Stefan Zweig scrisse a Romain Rolland: «In questi giorni ho letto la storia di Cicerone e il parallelo mi ha molto colpito: Cicerone, Cesare, Erasmo, Lutero, noi e i violenti. Non possiamo nulla nella vita reale e politica, me ne convinco sempre più, giorno dopo giorno, ma per noi l’opposizione è un dovere morale. Non ci ascoltano. In questa epoca di grande rumore, ci serve un megafono». Povero Zweig, finì per suicidarsi. Ingenuamente credeva che la tecnologia, e dunque il progresso, si sarebbe messa naturalmente al servizio della giustizia e di tutti i suoi difensori. Un megafono, però, non ha appartenenza politica e dipende soltanto da coloro che lo controllano, media inclusi. A partire dalla diffusione della radio all’epoca di Zweig a risuonare nei casolari in Europa non furono i discorsi dei pacifisti, ma le arringhe belliche. Oggi, ciascuno di noi si porta dietro un “megafono”. Ma che cosa abbiamo a disposizione per contrastare la violenza verbale che quel megafono veicola, la violenza che precede sempre, come ben sappiamo, il frastuono delle armi? Alcuni principi elaborati nel corso dei secoli, alcuni “valori”, così li chiamiamo, senza sapere esattamente in che cosa consistono. Ma il vuoto genera paura, e la paura odio. Quanto a quest’ultimo, esso trova sempre il suo bersaglio: l’odio per gli ebrei è il più accessibile di tutti. Ci collega alla Storia di ieri e giustifica la nostra recente codardia. «L’ebreo è il termometro del grado di umanità dell’umanità» diceva il grande poeta tedesco Goethe (1749-1832).
L’odio più accessibile è quello per gli ebrei. E Gaza lo diffonde nei megafoni del mondo
Tra genocidio e massacro, dare un nome sbagliato alle cose rischia di trasformare un popolo in capro espiatorio







