Sullo stesso argomento:

a

Come vive, oggi, un ebreo? Dovrebbe essere una domanda anacronistica, che riporta direttamente alla prima metà del 1900. Ecco, allora, che alla vigilia caldissima del 7 ottobre, giorno del pogrom avvenuto per mano di Hamas con la morte di centinaia di civili, non si possono non ricordare i ricorrenti episodi di antisemitismo che oramai hanno cadenza quotidiana. Motivo per cui lo stesso ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha di recente rafforzato le misure di sicurezza verso quelli che possono essere considerati obiettivi sensibili. Nelle piazze, non ultima quella di sabato a Roma, compaiono striscioni con scritto «quest’anno risparmia sugli addobbi di Natale: appendi un sionista. La corda è in omaggio», o «il 7 ottobre è il giorno della Resistenza palestinese», inneggiando, di fatto, a un atto terroristico.

Adesivi pro Pal incollati vicino alle “pietre” che ricordano le vittime di Auschwitz

E, a proposito di 7 ottobre, i Giovani Palestinesi Italiani (GPI, attivi in quasi tutte le piazze ProPal) hanno deciso di indire una manifestazione a Bologna proprio per quel giorno, alle ore 19.30: «Solidarietà incondizionata al popolo palestinese e alla sua resistenza, lotta al sionismo per una Palestina libera dal fiume Giordano al Mar Mediterraneo», si legge a corredo del manifesto. E anche qui viene riportata la classica frase «dal fiume al mare» che fa riferimento alla distruzione di Israele e del suo popolo. Sempre ieri, una scritta antisemita è comparsa fuori dal panificio Kosher di via Avicenna 15, nel quartiere Marconi: «Ebrei di m*** bruciate tutti». Uno degli ennesimi episodi di antisemitismo che hanno costretto gli ebrei a sentirsi ghettizzati, ad aver paura, a ricevere minacce per la sola colpa, appunto, di essere ebrei. Il tutto frutto di un clima d’odio che, grazie a una propaganda orchestrata ad arte, ha portato non solo a confondere la bandiera della Palestina con quella di Hamas, ma anche il popolo ebraico con lo Stato di Israele e il suo Governo.