di

Anna Maselli

L'altissima percentuale di studenti con background migratorio torna a far discutere e divide consiglio d'istituto e presidenza: «Cultura monocolore non favorisce l'integrazione». Vannacci: «Finiremo per diventare noi stranieri in patria»

Tre classi prime, di circa 20 bambini ciascuna, e la stragrande maggioranza degli alunni è straniera. Accade alla scuola primaria “Cesare Battisti” di Mestre, uno dei cinque plessi del comprensivo “Caio Giulio Cesare”, noto in città per l’altissima concentrazione di studenti con background migratorio. Ma questa volta i numeri stanno facendo discutere: su 61 «primini» solo un quinto ha la cittadinanza, circa una decina. Di questi solo due hanno i genitori italiani da più generazioni.

L’istituto già in passato ha dimostrato di essere un modello di integrazione, crocevia di culture diverse in un quartiere multietnico a pochi passi dalla stazione ferroviaria e da sempre rifiuta l’appellativo di «scuola ghetto». A comporre le classi non è la nazionalità ma la distribuzione fra maschi e femmine (così da non formare sezioni sbilanciate), il livello di competenze e la distribuzione dei nuovi arrivi in Italia. Per i quali da sempre la scuola attiva percorsi specifici, a prescindere dall’età.