MILANO – Si definiscono «l’equipaggio di terra» della Global Sumud Flottilla. E sono pronti a manifestare «fin quando ce ne sarà bisogno». Sono i giovani di Cambiare Rotta Milano, studenti universitari che da più di una settimana sono organizzati in presidio permanente per la causa palestinese nel cortile dell’Università Statale: una decina di tende dove trascorrere la notte, un gazebo per sensibilizzare i coetanei, striscioni pro-Pal e bandiere. L’euforia per lo sciopero generale del 22 settembre, al quale hanno partecipato migliaia di universitari, è ancora palpabile. «Quando saremo più grandi e avremo figli e nipoti, racconteremo loro quello che abbiamo fatto oggi», dice infatti una giovane militante di Cambiare Rotta Milano all’assemblea universitaria che si è svolta nel pomeriggio al presidio permanente della Statale. Una quarantina di ragazzi in tutto, seduti in cerchio, per discutere delle prossime tappe per portare avanti la mobilitazione. Perché di una cosa sono certi: il 22 settembre «ha rappresentato solo l’inizio». Ad aprire il giro di interventi Luca Boffelli, studente 22enne di matematica, che ripercorre i «successi» della mobilitazione studentesca: «Le pressioni che abbiamo esercitato hanno fatto sì che la scorsa settimana, al senato accademico, la Statale prendesse posizione parlando di genocidio». In una mozione approvata all’unanimità, infatti, la Statale ha parlato per la prima volta di genocidio, decidendo di astenersi dal procedere a nuove stipule con università e istituzioni che siano direttamente o indirettamente implicati nelle violazioni dei diritti umani a Gaza. Un gesto tardivo, secondo Cambiare Rotta Milano, perché arriva dopo 23 mesi dall’inizio della guerra, ma pur sempre una vittoria politica che rivendicano come propria.