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Stefano Montefiori

L'ex presidente riconosciuto colpevole per aver «consentito ai suoi stretti collaboratori di agire allo scopo di ottenere sostegni finanziari» da parte del regime libico. La moglie Carla Bruni-Sarkozy strappa la cuffia del microfono di Mediapart, il giornale investigativo che ha fatto scoppiare il caso

DAL NOSTRO CORRISPONDENTEPARIGI - Alle 13 e 40 di giovedì 25 settembre Nicolas Sarkozy, appena condannato a cinque anni di carcere nell’affare dei finanziamenti di Gheddafi, esce dall’aula di tribunale di Parigi, accompagnato dalla moglie Carla Bruni-Sarkozy, e si rivolge ai francesi, parlando a braccio davanti alle telecamere, scandendo con precisione le parole, in una scena che non ha precedenti nella storia della Repubblica francese:

«Signore e signori, quel che è successo oggi in questa aula di tribunale è di una gravità estrema per lo Stato di diritto e per la fiducia nella giustizia. Più di dieci anni di inchiesta, e milioni di euro spesi per trovare un finanziamento libico, che il tribunale non ha potuto trovare nella mia campagna. Il tribunale è andato ancora più lontano, dichiarando solennemente che il documento Mediapart all’origine di questa procedura era un falso. Sono stato rinviato davanti a questo tribunale per quattro delitti, e sono stato assolto per tre: nessun finanziamento, nessuna corruzione. Sono quindi condannato per avere, secondo loro, lasciato fare i miei collaboratori che avrebbero avuto l’idea di un finanziamento illegale della mia campagna. In tutti questi anni mi sono assunto tutte le mie responsabilità, sono stato in custodia cautelare, interrogato, esaminato, tanto che la presidente del tribunale dice che non c’è alcun arricchimento personale da rimproverarmi. Non c’è finanziamento illegale della mia campagna e neanche un arricchimento personale. E il risultato è che devo passare cinque anni in prigione, e il tribunale pronuncia l’esecuzione provvisoria per vedermi in prigione il prima possibile, quando tutti conoscono il mio indirizzo e possono riconoscermi per strada. Chiedo a tutti i francesi, che abbiano votato per me no, di giudicare loro stessi quel che è appena successo. L’odio non ha alcun limite. Se vogliono assolutamente che io dorma in prigione, dormirò in prigione, ma a testa alta, perché sono innocente, e questa giustizia è uno scandalo. Non mi scuso per cose che non ho fatto. Farò appello, dovrò comparire ammanettato davanti alla corte di appello, e pensano di umiliarmi ma chi hanno umiliato oggi è la Francia, l’immagine della Francia. Non ho alcuno spirito di rivalsa, alcun odio, ma mi batterò fino all’ultimo respiro per dimostrare la mia innocenza».