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Per molte persone, anche tra le più appassionate di sport invernali, la combinata nordica è uno sport difficile da concepire. Non è nemmeno corretto definirlo uno sport: ne mette assieme due, il salto con gli sci e lo sci di fondo. Pur essendo una disciplina storica e affascinante, è praticata in pochissimi paesi, interessa a pochissime persone e dopo oltre cento anni rischia di scomparire dal calendario olimpico.
È uno sport che presenta innanzitutto enormi difficoltà logistiche per chi lo pratica: i materiali necessari sono peculiari e i posti in cui praticarlo nel mondo non tantissimi; in estate diventa una cosa molto diversa (lo sci di fondo si fa su rotelle). Ciononostante, la combinata nordica è presente nel calendario olimpico fin dalla prima edizione, Chamonix 1924. A Milano Cortina 2026 ci saranno tre eventi e 36 atleti.
Ben 19 in meno rispetto a Pechino 2022 e sempre tutti uomini. A causa delle poche persone praticanti e degli stereotipi di genere che nei decenni hanno ostacolato l’accesso delle donne alla disciplina, è l’unico sport olimpico invernale ancora esclusivamente maschile.
La combinata nordica è uno sport molto popolare in Norvegia, dove si ritiene che sia nato attorno alla metà dell’Ottocento. La prima vera e propria gara avvenne nel 1892 durante l’Holmenkollen Ski Festival, un evento talmente popolare da essere soprannominato “la seconda festa nazionale norvegese”. Nonostante gareggiasse solo a livello amatoriale, il più celebre combinatista nordico a inizio Novecento fu il re di Norvegia Olav V, descritto come più abile nel salto che nello sci di fondo.






