di
Monica Guerzoni
Il provvedimento di clemenza concesso anche a due donne
Il ragazzo che ammazzò a colpi di martello il padre violento, la guardia giurata che sparò al ladro in fuga e due donne, condannate per reati minori. Sono le quattro persone graziate da Sergio Mattarella, che ha firmato ieri altrettanti decreti. L’articolo 87 della Costituzione assegna al capo dello Stato la possibilità di «concedere grazia e commutare le pene». E certo non si tratta di una decisione calata dall’alto come fosse un editto, perché l’iter prevede la richiesta dell’interessato, l’istruttoria del ministero della Giustizia e il via libera (non vincolante) del ministro.
Quattro firme, quattro drammatiche storie. Il più giovane dei graziati è Gabriele Finotello, che nel 2021 aveva 29 anni, lavorava come operatore socio-sanitario e viveva con il padre, alcolista e violento. La mamma e il fratello minore se n’erano andati di casa per fuggire alle urla e alle botte quotidiane e lui era rimasto, anche per aiutare il genitore a disintossicarsi. È il 22 febbraio di quattro anni fa. Gabriele sfida il padre Giovanni, 56 anni, completamente ubriaco e attaccato alla bottiglia, lo sprona a smetterla di bere e i due arrivano alle mani: «Lasciami o ti picchio, come picchiavo tua madre». Il giovane afferra un martello e colpisce a morte l’uomo, poi chiama il 118 e si consegna. In primo grado gli viene riconosciuta la seminfermità mentale, in appello la condanna a 14 anni viene ridotta a 9 anni e quattro mesi. La grazia del Colle, che ha tenuto conto dei pareri del procuratore generale e del magistrato di sorveglianza sulle condizioni di salute di Gabriele e sul contesto in cui è maturato il delitto, estingue l’intera pena residua, quattro anni e tre mesi.













