di
Silvia Morosi
Classe 1988, attraverso alcune illustrazioni realizzate a mano libera, «avvicina sui social ai misteri della natura. Tre consigli? Il rigore nel controllo delle fonti, la passione per quello che si comunica, l'attenzione alle storie»
Cosa sono le amebe? Cosa mostrano i nuovi studi sulle barriere coralline? E ancora, come è avvenuta l’esplosione della supernova 1181? A rispondere sui social ad alcune curiosità che riguardano il mondo scientifico, è Luigi Suglia, messinese classe 1988. Come? Attraverso alcune illustrazioni realizzate a mano libera, che hanno come tema principale la biologia. «Utilizzo una semplice penna a sfera, tenendo ben conto di particolari e dettagli realistici ripresi da fotografie al microscopio elettronico, per avvicinare chi mi segue ai misteri della natura», racconta. «Da 4 anni propongo i miei lavori anche dal vivo al Festival della scienza “Cauthamente”, quest’anno a Cortona dal 15 al 18 ottobre, con cui collaboro anche per la direzione scientifica: unire online e offline credo sia essenziale per fare divulgazione oggi», aggiunge.
Ma come nasce la passione per la scienza e, in particolare per la biologia? «Nel 1995 vidi per la prima volta Superquark, il programma televisivo didivulgazione scientifica di Piero Angela. Avevo 6 anni e da lì il mio interesse per il sapere si accese senza mai più spegnersi. Negli anni, i documentari sul Serengeti e sulla fauna oceanica furono tra i miei preferiti, non ne ero mai sazio. Con il disappunto dei miei genitori, preoccupati per la mia vista: mi incollavo davanti al televisore fino all’ora di andare a dormire», ricorda, e confessa: «A scuola non eccellevo particolarmente, i miei voti si sollevavano oltre la sufficienza raramente, ma nonostante questo il “vero amore” per la biologia nacque proprio a scuola, al liceo, grazie al professor Maurizio Ricci. Uno dei pochi educatori al tempo che affrontava l’insegnamento con passione, sentimento che ci trasmise. È da lui che sentii per la prima volta la celebre frase: "Ho potuto vedere più lontano perché sono salito sulle spalle dei giganti"».







