Dov’era rimasto Igor Tudor? Al post Verona-Juventus, partita durata molto più di novanta minuti. Le sue frecciate infatti sono arrivate a bersaglio, anche il designatore arbitrale Gianluca Rocchi ha dovuto dare ragione al tecnico bianconero riguardo i due clamorosi torti subiti al Bentegodi. Ma Tudor e la Juve in realtà non sono rimasti lì, sono ripartiti da ciò che possono e devono cambiare per raddrizzare una rotta irregolare già da un po’, perché l’onda emotiva delle super rimonte con Inter e Dortmund aveva tolto l’attenzione da equilibri saltati e da ritrovare. Così in vista del prossimo ciclo di fuoco che vedrà i bianconeri affrontare Atalanta, Villarreal e Milan in otto giorni, in casa Juve si lavora. Tanto. Alla lavagna, sul campo, davanti alla tv. Si corre (sempre tanto) e si valuta l’importanza del riposo e della gestione delle risorse, che si traduce nel coinvolgimento reale di tutti o quasi i giocatori a propria disposizione. E ci si confronta, perché questa stagione rappresenta la grande occasione per tutti: chi è nuovo deve dimostrarsi all’altezza, chi è qua da un po’ deve far capire di essere diventato grande nelle difficoltà. Con tanti colloqui individuali se necessario, in particolare con Koopmeiners il lavoro da psicologo e motivatore di Tudor continua con cadenza pressoché quotidiana: l’olandese è ritenuto un valore aggiunto che deve solo ritrovare fiducia.