I dati recenti sull’andamento della natalità nei primi mesi del 2025 e sulle dinamiche della popolazione italiana al 2040 e oltre, alimentano l’allarme intorno allo tsunami demografico che ci attende. Si stima che quest’anno non nasceranno più di 350.000 bambini rispetto ai 550.000 di venti anni fa. Gli over 65, oggi pari al 24% di una popolazione che conta 59 milioni, saranno il 32% entro il 2040. Giusto per dare un’idea del senso dei numeri, se per i prossimi anni nascessero i nati del 2025 (fermando quindi il calo) e se campassero tutti 100 anni, l’Italia si troverebbe, in assenza di immigrazione, con una popolazione di 35 milioni di persone.L’attesa dell’onda anomala è già realtà nelle dinamiche degli iscritti alla scuola e si stima (ma è una certezza) che nel 2040 le matricole dell’università potranno ridursi di quasi il 40% dai valori attuali.Le reazioni a questi dati sono prevalentemente orientate al pessimismo. E ciò snocciolando le conseguenze in termini di: 1) insostenibilità degli equilibri previdenziali; 2) riduzione della popolazione attiva e deficit di lavoratori; 3) crescita della domanda sanitaria, delle cronicità e delle non autosufficienze; 4) declino delle economie familiari derivanti dal prevalere dei gruppi mononucleari; 5) difficoltà di gestire gli ingenti flussi migratori necessari; 6) obsolescenza delle competenze e necessità di una formazione continua per tutti.