Viene da una stirpe di viticoltori ben nota in Sardegna, Emanuele Ragnedda, reo confesso del femminicidio di Cinzia Pinna, in Gallura. Ed è proprio lui l'imprenditore che produce quello che è stato decretato come il vino bianco italiano d'annata più costoso della storia d'Italia, "L'Isola dei Nuraghi Disco Volante annata 2021" prodotto dall'azienda ConcaEntosa, da lui fondata.

Si tratta di bottiglie che nei ristoranti di lusso della Costa Smeralda potevano essere vendute fino anche a 1.800 euro e che avevano un certo successo anche nell'export.

L'imprenditore, difeso dall'avvocato Luca Montella, è figlio di Mario e nipote di Francesco Ragnedda, noti da tempo per la produzione di vino d'eccellenza. Mario è uno dei fondatori della cantina Capichera, ceduta di recente, di cui Emanuele ha seguito le orme fondando la sua personale azienda nelle campagne tra Arzachena e Palau, proprio dove avrebbe occultato il corpo di Cinzia. Centinaia di ettari di terra trasformati in vigna tra graniti e una distesa di macchia mediterranea.

Una famiglia conosciutissima quindi nell'isola, quella dei Ragnedda, sinonimo di vermentino. Nella famiglia c'è anche uno zio Alberto, a sua volta ben noto ma per essere stato il sindaco di Arzachena, dal 2012 al 2017. Due anni fa, Emanuele Ragnedda finì al centro di un tormentone mediatico e sui social proprio a causa del "titolo" di vino più caro d'Italia. Il prezzo del "Disco volante", un vermentino prodotto in edizione limitata, aveva raccolto molti commenti negativi per il prezzo che però a suo dire non era poi così alto. Sui social gira anche un suo video appello per l'iniziativa "Uniti per il vino", a sostegno della bevanda.