Alla fine ha portato i carabinieri dove l’aveva sepolta. Cinzia Pinna, 33 anni, scomparsa nella notte dell’11 settembre. Sorride da una foto. Sorridono tutte, dalle foto. È qui sotto, ha detto. Nella sua tenuta di Conca Entosa, sette ettari di vigna nelle campagne di Palau, dove lui, Emanuele Ragnedda, produce solo vino di grande qualità, il bianco più caro d’Italia, da 1300 a 1800 euro, il Disco Volante dell’annata 2021, un vermentino in edizione limitata, poco più di mille bottiglie. Perché lui è un imprenditore famoso, anche fuori dalla Gallura. Lei invece è una vittima, solo l’ennesima vittima di femminicidio. Sepolta qui sotto, tra i graniti e la macchia mediterranea, a due passi dalla tomba dei giganti, vicino alle cortine dei filari da lavorare a tralcio fra quelle foglie che nascondono tesori sotto le nubi sode di settembre, che è il mese eterno delle vigne, quello che ritorna sempre ad aprire la sua porta verso il cielo. È in questo silenzio sommesso del vento nei sentieri dei filari, fra questo miele dell’anima, come lo chiama Cesare Pavese, che si compie la morte di Cinzia. Ma nell’ultima immagine che abbiamo di lei, consegnata da una telecamera di sorveglianza, la vediamo avanzare barcollante lungo una strada con una bottiglia in mano prima di chinarsi al finestrino di una macchina che l’ha appena affiancata, per parlare con il conducente. E poi infilarsi dentro. I carabinieri fanno presto a risalire al proprietario. Emanuele Ragnedda, 41 anni, imprenditore viticolo di una famiglia molto importante, la più conosciuta di Arzachena.