Risponde dal suo studio di New York con una bella monografia di Gio Ponti in bella vista. Elisabeth Diller, classe 1954, è una delle voci più interessanti dell’architettura contemporanea. Che siano spazi culturali, pubblici o performativi, infrastrutture verdi o installazioni effimere, con lo studio Diller Scofidio + Renfro, fondato nel 1981 con il compagno Ricardo Scofidio scomparso a marzo 2025 (Charles Renfro è socio dal 2004), ha lasciato nelle città di tutto il mondo, il segno di un pensiero progettuale coraggioso e unico. Ospite al programma culturale di Cersaie, la abbiamo incontrata in anteprima.
L'architetto Elizabeth Diller (foto Geordie Wood)
Ha dichiarato che per progettare disegna storyboard dei suoi edifici, cercando di immaginare la vita dentro di essi. Considerato destino e successo di sue opere importanti come The Broad Museum di Los Angeles, può dire che questa “sfera di cristallo” ha funzionato?
Direi che non è tanto una sfera di cristallo quanto uno strumento per inserire la dimensione del tempo nell’architettura. Disegnando, consideriamo facilmente le tre dimensioni, ma per la quarta, il tempo appunto, non abbiamo un corrispondente segno. Lo storyboard è un modo per far entrare nella progettazione le possibili modalità con cui un edificio è o sarà vissuto. The Broad Museum di Los Angeles, per esempio, con quella struttura esterna che fa percepire il massiccio volume interno, gli angoli sollevati che consentono di passare sotto, la scala mobile che, dal buio, conduce fino alla galleria in alto con soffitti alti sette metri e inondata di luce, è stato pensato basandosi sull’esperienza della particolare luce della città, e sull’effetto di disvelamento che si sarebbe percepito entrandovi. Senza uno storyboard non avremmo potuto inserire quella storia nella progettazione dell’edificio.







