«Speriamo di riuscire a dare una svolta all’Ordine, che permetta un riposizionamento istituzionale così da diventare promotore di un sistema territoriale più ampio. Nel ricostruire la strategia per la crescita e la competitività del territorio, che passa attraverso una formazione di qualità con un occhio all’internazionalizzazione, l’Ordine può avere un ruolo chiave come tramite tra il pubblico e privato».
Sono trascorse poche ore dalla sua elezione ma già Roberta Ingaramo, nuova presidente dell’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Torino e professoressa associata in Composizione architettonica urbana del Politecnico di Torino, sembra avere le idee chiare delle linee di indirizzo del suo mandato.
Alle elezioni hanno votato in circa 2.300 su 7mila iscritti. Lei allo scrutinio è arrivata seconda con 507 voti, mentre Alessandra Siviero, ora eletta vicepresidente ne ha presi 556. Si può parlare di ribaltone?
«Non proprio, ci sono dei meccanismi elettorali che non sono noti ai più. Alle elezioni ci iscriviamo come singoli candidati e da sempre avvengono aggregazioni in diverse liste. La lista che prende più voti ha il maggior numero di consiglieri, sono loro a eleggere il presidente. In questa tornata elettorale c’erano quattro liste e sei battitori liberi, un quantitativo che secondo me è dimostrazione di democrazia e della necessità di riappropriarsi di situazioni che devono evolversi. Entrando nel dettaglio, la lista che ho avuto io ha eletto il maggior numero di consiglieri, ossia sei su 15 , la lista con Alessandra Siviero è stata la seconda e ne ha eletti quattro così via. Con questi numeri, si deve creare un'alleanza per scegliere il presidente».








