Spesso indagando sulla storia delle parole ci soffermiamo sul loro significato e sulla loro origine. Ma come abbiamo visto le parole hanno un loro carattere che trascende il significato letterale, una sorta di eco emotiva che ce le fa suonare all’orecchio con un timbro preciso. Prendete l’aggettivo “analogico” che deriva da analogia e richiama i concetti di somiglianza, rapporto, proporzione. Eppure, quando lo sentiamo pensiamo subito a qualcosa di vecchio, superato, antico, in confronto alla sfolgorante modernità del “digitale”. Ci torneremo.
Dal latino (e dal greco). Ereditiamo analogico (abbastanza presto, il dizionario di Tullio De Mauro attesta questa parola in italiano già nel 1550) dal latino analŏgĭcu(m), a sua volta figlio del greco analogikós. Parola composta quest’ultima dal prefisso “ana” (sopra, su, attraverso) e da“logos” (parola, discorso, ragione) che ci illumina sul significato. Analogico è quindi ciò che è fondato sull’analogia, che presenta un rapporto di analogia.







